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Non c’è un vero e proprio inizio di questa storia.

Si ripete uguale a se stessa fin dagli albori del mondo, con le sue origini che si perdono nelle brume dei tempi.

Guidata dalle sue costanti raggiungerà un futuro nemmeno immaginabile dal più folle dei sognatori, ma non cambierà una virgola dei suoi meccanismi di base.

La legge che le governa è formata dalle sue semplici, e terrificanti, costanti: interesse, desiderio, noia e violenza.

Sì, perché questa storia parla di brame violente, di passioni intense che bruciano chi le prova, di sconforti abissali, di delusioni, di attaccamenti, di fiducia mal riposta, di abitudini che vivono sullo sfondo di vite non vissute. In una parola, parla dell’amore.

Nella più asettica delle sue definizioni l’amore non è che una consguenza di reazioni chimico-biologiche che avvengono all’interno del corpo.

Fin qui niente di male, fa parte dei bisogni fisiologici dell’uomo, è naturale come mangiare, bere, resiprare. Il problema sorge quando ad un processo naturale si applicano criteri morali, quando si danno dei valori arbitrari a ciò che di arbitrario non ha nulla.

Allora si danno delle regole, camuffandoli da costumi e consigli. Si cerca di contenere ciò che è incontenibile per definizione: l’istinto.

L’amore è, prima di tutto, un fatto istintivo, immediato. Si prova interesse e desiderio per qualcuno perché questo qualcuno ha delle caratteristiche, psico-fisiche che, in qualche maniera, rappresentano quello che secondo noi potrebbe migliorare la nostra vita. E’ per questa ragione che, in genere, si cerca chi è diverso da noi, perché se noi ci accettassimo così come siamo, se, in altre parole, ci considerassimo completi in noi stessi, non avvertiremmo il bisogno di cercare altrove quello che è già in noi.

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