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Ci sono cose che hanno un’influenza fortissima sugli esseri umani, anche se non sempre la si avverte coscientemente. Queste cose sono gli stati dell’animo.
L’animo, per me, non è altro che l’insieme di tutti i ricordi che ha una persona, ma, a differenza della memoria, originati dal forte collegamento con le situazioni o coi momenti da cui sono originati.
Mi spiego. Ricordare che ieri sera si è andati ad una cena è memoria, ricordare come ci si è sentiti durante la cena crea uno stato d’animo. Questo perché entrano in gioco altri fattori, indipendenti dal ricordo della cena in sé; la compagnia, l’ambiente, la musica, i discorsi, e così via.
Al ricordo della cena stessa, quindi, si aggiungono altri ricordi che, sebbene esistenti anche singolarmente (per esempio in risposta alla domanda: chi c’era a cena ieri?), quando sono evocati come un insieme concorrono a mutare lo stato emotivo della persona. Questo mutamento può essere soltanto in due direzioni, e precisamente verso uno stato d’animo positivo o negativo, rispetto allo stato d’animo da cui si parte.
Identifico queste due direzioni rispettivamente come gioia e tristezza, che stanno alla base di qualsiasi stato d’animo, più o meno bilanciati.
Ma se questo ragionamento fosse un assoluto ne conseguirebbe che la varietà pressoché infinita di insiemi di ricordi che agiscono su una persona, e ne modificano invariabilmente lo stato emotivo, possa creare una varietà infinita di stati d’animo.
Si deve ammettere che sarebbe decisamente troppo complesso.
E’ vero, piuttosto, che l’intensità con cui si avverte un particolare stato d’animo sia infinita, mentre gli stati d’animo possono essere raggruppati abbastanza agevolmente.
Dal momento che riconduco a gioia e tristezza tutti gli stati d’animo, posso anche suddividerli in due categorie che, per comodità, chiamerò “stati di gioia” e “stati di tristezza”.
Pertanto tra gli “stati di gioia” inserisco la felicità, la contentezza, e la soddisfazione, mentre tra gli “stati di tristezza” inserisco l’infelicità, la scontentezza e l’insoddisfazione.
Questi sei stati d’animo sono, a mio parere, gli unici di cui si possa dire con assoluta cetrezza se siano positivi o negativi.
Ci sono, tuttavia, alcuni stati d’animo intermedi, per così dire, che non sono né sempre positivi né sempre negativi. Tra questi ci sono la nostalgia e la malinconia.
La nostalgia è uno stato d’animo che si ritiene comunemente come forte desiderio per qualcosa, qualcuno o qualche momento del passato.
Secondo me, invece, si tratta piuttosto dello stato d’animo in cui una persona viene a trovarsi quando dei ricordi hanno una forte connotazione positiva. La nostalgia è quello stato d’animo che riporta una persona a dei momenti, delle persone, delle situazioni o dei luoghi particolarmente significativi senza, tuttavia, desiderio di rivivere le stesse. Questa è, secondo me, la ragione per cui la nostalgia può essere considerata uno “stato di gioia”.
Ma a volte la nostalgia può non rimanere uno stato d’animo positivo, trasformandosi in malinconia.
La malinconia è spesso confusa con la tristezza, essendone sì una causa, ma non l’identica cosa.
Essa, a mio parere, è uno stato d’animo identico alla nostalgia, con l’unica differenza che nella malinconia c’è anche un forte desiderio di rivivere o riavere l’oggetto del pensiero.
Ma il passato non può essere modificato, e perciò considero la malinconia uno “stato di tristezza”.
La malinconia, a sua volta, può dare origine al rimpianto, che è la conseguenza di una decisione presa o non presa che, in entrambi i casi, abbia avuto effetti negativi sulla persona ed è anch’essa uno “stato di tristezza”.

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