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Perché le persone hanno spesso paura di lasciarsi vedere per quello che sono? Quale senso ha apparire in un modo e poi, quando si è messi alla prova, fallire clamorosamente? Che valore ha una persona che si mostra per quello che non è? Forse che essere apprezzati per le proprie qualità, per quanto, magari, non eccelse, valga meno che esserlo per come ci si vende? Suppongo che la ragione sia solamente che, in genere, non si pensa in questi termini. Infatti, sembra che spesso il ragionamento che sta dietro alla simulazione sia del tipo: “Se posso ottenere un vantaggio immediato da una situazione, sia esso materiale o mentale, perché non farmi vedere come gli altri si aspettano che io sia? Perché non confermare quello che gli altri pensano di me, anche se lo so essere errato? Che male c’è? In fondo quelli che si creano un’immagine sbagliata sono loro, no? Io non faccio nulla di sbagliato.” Credo che gran parte della colpa sia da attribuire ai mezzi di comunicazione contemporanei (la TV prima fra tutti), che propongono modelli totalmente estranei dalla comune esperienza di vita, che, tuttavia, rappresentano il desiderio di vita di molti. Prendiamo, ad esempio, l’aspetto fisico delle persone che più di frequente appaiono in trasmissioni di successo. La maggior parte degli uomini è sempre vestita perfettamente, di bell’aspetto, salvo poche eccezioni, alta, e molto spesso palestrata. Per quanto riguarda le donne questa pseudo-perfezione è ancora più accentuata. Gli abiti spesso mostrano più di quello che nascondono, il trucco è sempre preciso, perfetto ed abbondante, sono quasi sempre prosperose e con l’aspetto curato nei minimi dettagli. Inutile sottolineare che la stragrande maggioranza delle donne che appare in TV è magra con un fisico invidiabile. E’ molto facile per una persona normale, che vive una vita normale e, spesso, noiosa, ordinaria, cadere vittima di questi stereotipi di bellezza fisica. Si cerca, allora, di assomigliare fisicamente il più possibile all’attore/attrice favorita, fino al ricorso alla chirurgia estetica, in alcuni casi. Ovviamente l’esempio che ho scelto è estremizzato. Le persone che tendono a cambiare il proprio aspetto per sentirsi accettate dagli altri sono persone con un carattere debole e privi di personalità ed autostima. E’ molto più frequente una simulazione/dissimulazione quando si riscontra in se stessi quello che si ritiene un difetto. In questo caso le motivazioni sono più personali e profonde, come ad esempio la vergogna o la paura di essere rifiutati. Scattano, in questo caso, dei meccanismi di “difesa preventiva”, se vogliamo, che portano una persona a fingersi diversa da quello che è. Anche i sensi di colpa rientrano tra le cause che portano a fingere. Si pensa “se non lo faccio penserà che non mi interessa” e quindi si tenta comunque di fare la cosa in questione, anche se realmente non si è interessati, e di solito si peggiora solo la situazione. Perché quando un gesto è fatto con scarsa o nessuna determinazione, in genere la persona che lo riceve se ne accorge (considerando che i sensi di colpa nascono solo nei confronti di una persona a cui si tiene e che, di conseguenza, dovrebbe conoscerci abbastanza bene da capire il nostro comportamento), ed un gesto forzato è sempre peggio di un disinteresse manifesto. Infatti, se diciamo chiaramente all’altra persona che non possiamo fare nulla per lui/lei in realtà gli stiamo dando la possibilità di cercare aiuto da un’altra parte. Se, invece, diamo la nostra disponibilità senza esserne realmente convinti contribuiamo a creare un falso senso di sicurezza nell’altro che, inevitabilmente, porterà l’altro a poggiarsi su un supporto inesistente, senza fondamento.

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