Tag

, , , , , , ,

Faceva il marinaio.

Aveva visto molto del mondo, eppure…

Spesso si sorprendeva a pensare a chi aveva lasciato a casa, sulla terraferma. Non faceva più parte del loro mondo, ormai. Non avrebbe potuto nemmeno volendo.
Il mare era diventato la sua casa, con i suoi flutti in perenne movimento, con le impetuose ed inarrestabili correnti, le interminabili notti col cielo terso e punteggiato di stelle. Ognuna di quelle stelle era una storia per lui. E infinite stelle voleva dire infinite storie.
Ogni notte si perdeva nei propri pensieri, inventando una nuova storia per una nuova stella.
Pensava a chi non c’era più, ai compagni persi lungo il viaggio. Raccontava alle stelle la loro storia, immaginando che in questo modo il loro ricordo giungesse alle persone che li avevano amati, rimanendo indelebile nei loro cuori.
Raccontava dei suoi amori alle stelle, sperando che le sue parole raggiungessero le donne che aveva amato. Spesso calde lacrime solcavano il suo viso scavato dai colpi del destino. Avrebbe mai potuto desiderare di fermarsi?

Sì, avrebbe potuto.

Era stanco, intimamente convinto di aver superato da tempo il limite… era stanco.
Desiderava fermarsi, avere le cose semplici della vita, non doversi opporre ogni secondo agli arbitrari colpi degli dèi e degli elementi.
Dura la vita in mare, lo aveva sempre saputo, ma nemmeno lui poteva lottare per sempre: in fondo era solo un uomo.

Tutto ciò che chiedeva adesso era poter trovare qualcuno con cui condividere quello che rimaneva della propria vita, qualcuno a cui donare la propria esistenza.

Un posto in cui stare, avrebbe dato tutto per avere qualcuno da cui tornare la sera
Sogni affidati alle stelle

Ciononostante andava avanti, covando nel proprio intimo un forte desiderio di fermarsi, agognando la terraferma ogni volta che la incontrava. Ma non poteva scendere a terra.
Avrebbe significato perdere tutte le sicurezze, per quanto povere di prospettive, che avesse mai avuto.

Avrebbe significato fidarsi ciecamente della sorte.

Poteva mai fidarsi di una cosa così incostante? la sorte? la fortuna?
E se avesse giocato d’azzardo con il destino ed avesse perso?
Non che avesse molto da giocarsi, a parte se stesso. Non teneva molto conto della propria vita, ma, nondimeno, era tutto ciò che aveva.
Avrebbe saputo giocarsi il tutto per tutto per un futuro incerto?

Un tempo gli avrebbero consigliato di provarci.
– Buttati, gli avrebbero detto, e accetta quello che il destino ti riserva.
Anche ora accettava quello che gli arrivava senza battere ciglio, non era nelle sue corde opporsi al fato. Non più.
C’era stato un tempo, quanti anni fa non avrebbe saputo più dirlo, in cui avrebbe rischiato, ma all’epoca non era l’unico membro sopravvissuto dell’equipaggio.

– Terra in vista –

Eseguì le manovre con studiata noncuranza, come se dovesse ancora far sembrare facili le cose difficili, a beneficio di qualche superiore, ma non ce n’erano più ormai. Il mare li aveva reclamati. Adesso era superiore di se stesso.

Passò a non più di un tiro di sasso dalla costa, segno che le acque rimanevano profonde anche in vicinanza della terraferma.

E all’improvviso vide, in una baia nascosta da un breve promontorio, un grande fuoco.
Aguzzando la vista, provata da interminabili ricerche all’orizzonte, vide due figure vicino al fuoco, quasi nello stesso istante in cui la nave si stagliava nitida contro il tramonto e anche lui fu visto.

L’immediato agitarsi scomposto delle loro braccia poteva significare una sola cosa, naufraghi. Compagnia forse.

Speranza.

Alla fine di tutto era ancora solo.

I naufraghi erano sbarcati, rientrati nella vita che per lui non aveva più significato.
Erano un uomo e una donna; l’uomo provato dalla cattiva sorte e dall’aver provveduto alla compagna.

La donna era molto bella, nonostante le settimane passate su quella spiaggia. Gli si era offerta, ma lui da molto tempo aveva perso l’interesse per i piaceri del corpo. L’aveva rifiutata.

Scesero al primo segno di civiltà. Li avvicinò alla costa, al molo.

Fu tentato di toccare un legno diverso da quello della sua nave.
Dopo che i naufraghi se ne furono andati, a metà trascinati per gli stenti, dovette imporsi di resistere alla tentazione di allungare la mano verso quella che gli veniva offerta.

Non voleva o non poteva?

Non si seppe rispondere. Remò verso la nave, scuro fantasma contro il cielo cristallino.

Alzò le vele e si allontanò dalla civiltà.

Aveva una nuova storia per una nuova stella. Quella notte raccontò di come quei due esseri umani fossero naufragati due volte, la prima in una nave e la seconda sulla terraferma.
Era quello che significava naufragare per lui: affondare in un elemento sconosciuto e ostile, il mare per alcuni, per lui la terra.

E lui non sarebbe naufragato…

Annunci