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Se tra mille e mille prataglie ancora
di cogliere il fiore avessi tentato,
che pur solerte mi fu presentato,
avreilo guastato e dentro e da fora.

Non già v’è petalo che s’addolora
più di quel che, preso, è poi gettato,
allora e dopo non più ricordato,
qual fosse di tenebra sol dimora.

Signora sì dolce e gentile siete
ch’io sento al vedervi grande struggenza,
eppur non posso dar falsa parvenza
a ciò ch’è di lana grezza e non sete.

Conservo nel petto un antro sì nero
ch’ancide ogni sentire più sincero.

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