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Da sempre scortan lacrime e dolore
lo stanco incedere d’ogni viandante,
per strade o sentieri il solingo errante
trattiene schegge di pietra nel cuore.

Eppur natura umana fece dono,
a ciascun il suo estremo die’ rifugio
soccorre pronta e senz’alcun indugio
un delle porte, ed ecco quali sono.

La prima porta, Sonno porta nome,
cela alla mente gran dolo e terrori,
mette al riparo, calmando tremori,
lasciando al risveglio päure indome.

La seconda, l’Oblio, cerne i ricordi,
trasforma in soli punti brevi istanti,
scompaion lesti ma sempre costanti
stan essi di guardia in attesa assorti.

Terza, Follia lunghe stende le braccia,
avida essa del tuo mondo raccoglie
l’ultima essenza e speranza ne toglie
d’avvento e salvezza, finché essa taccia.

L’ultima è Morte, l’estrema dimora,
meta finale di chi al cuore manca
di viver la vita, seppur sia stanca,
e sol di neri e grigi la colora.

Quattro le Porte, sole vie d’uscita,
quattro i percorsi, a voi riman la scelta,
se valga rischiar per nuova scoperta
oppur se perdersi in mente smarrita.

Maurits Cornelis Escher, Relatività (1953), litografia

Maurits Cornelis Escher, Relatività (1953), litografia

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