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Anno Duemilatredici, campagna elettorale.
Abituato ormai da molti anni a vedere le stesse persone tirare la fune per sbilanciare l’avversario nelle sagre elettorali, quale non fu la mia grande sorpresa quando, qualche mese fa, appresi che ci sarebbero stati degli elementi nuovi a contendere per la fetta di culo più grande che ci sia in Italia: il governo.
Dalla sterminata vastità delle liste presentate emergono QUARANTASETTE candidati per il governo del paese (fonte: sito del ministero dell’interno), considerando tutti gli ibridi politici, gli incroci e gli incesti chiamati, in blocco, Coalizioni. Ovviamente la maggior parte di queste liste esiste fine a se stessa e non ha altra funzione che permettere a chi proprio non ce la fa a scegliere tra i candidati più quotati di disperdere il proprio voto.
Scremando si arriva, infine, a sei candidati. Mi sembra giusto che tre di essi siano parte della nobilitas e tre homines novi. In fondo se par condicio deve essere, par condicio sia.
Già di per sé la competizione fa emergere il peggio di ogni persona; se, poi, il frutto del contendere è il Potere (unitamente, ma non in subordinazione, ad una sostanziosa quantità di Grano) le cose si fanno davvero pericolose.
E così si assiste a quella che, secondo me, è la più tragica, la più patetica e la più sciagurata delle campagne elettorali del secondo dopoguerra.
I programmi elettorali sono talmente simili da essere, mutando il simbolo elettorale, interscambiabili, perché tutti, nessuno escluso, usano quello che scatena il malcontento dei cittadini per tentare di accaparrarsi quanti più voti possibili. Ma questo rappresenta solo la base su cui si fondano tutte le promesse. Mi pare ovvio che se gli italiani si lamentano di non arrivare a fine mese il candidato prometta “se voti me farò in modo che tu ce la faccia”.
La cosa che, però, fa salire il vomito è che in questa campagna elettorale i candidati che hanno accesso a giornali e tv (perché gli altri sono piccoli, non fanno vendere, e quindi sono snobbati dai media), focalizzino tutti i lo sforzi nella dimostrazione di quanto siano disonesti, cialtroni, ladri e indegni i loro avversari, gli altri.
E quindi assistiamo a comizi (dal vero o in tv) e si leggono articoli in cui non si parla di cosa si intende fare una volta al governo, ma in cui ci viene presentata una lista minuziosa di tutti i difetti, le mancanze, le ladronerie ed i vizi degli altri partiti e/o singoli candidati.
L’esordio per tutti non è più “Votate per noi perché…”, bensì è diventato “Non votate per gli altri perché…”.
A tutti gli effetti, più di una campagna elettorale sembra una campagna diffamatoria dell’altro.
Per dirla con Seneca il Vecchio: “Se fosse una cloaca sarebbe la Cloaca Maxima”.

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