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Da oltre mezzo secolo le teorie più accreditate in campo scientifco concordano nel definire l’Homo Sapiens Rei Publicae (o, più in breve, Homo Politicus) come la specie più potente nella famiglia degli ominidi esistenti in Italia. Gli esemplari di questa specie si contraddistinguono per la postura eretta, la facoltà della parola e del pensiero creativo e per l’uniformità dell’abbigliamento. Infatti, ove i loro antenati usavano coprirsi con pelli o tessuti molto funzionali, essi si sono via via evoluti verso un abbigliamento uniforme, detto giaccravatta. Uno dei tanti misteri che circondano questa specie è quello della loro riproduzione, considerando che gli esemplari più antichi di cui si è a conoscenza sono tutti di sesso maschile. In tempi più recenti, però, sono state trovate anche tracce di presenze femminili, il che fa supporre che in un preciso momento della storia l’intervento di un’entità superiore abbia creato i progenitori e che, col passare del tempo, essi si siano umanizzati al punto da riprodursi in modo tradizionale. Uno studio autorevole tende a vedere questa entità nella divinità pagano-populista chiamata Rex Ferendum. Come il nome fa capire chiaramente, questa divinità ha origini molto antiche. Pare che fosse adorata nell’antica Grecia col nome di Sileno. La teoria pare suffragata anche dal fatto che la descrizione di questa divinità ricorda molto da vicino l’aspetto dell’Homo Politicus dell’era attuale. Infatti era descritto come “un anziano corpulento, calvo e peloso, spesso raffigurato con attributi animaleschi”.

Si sa per certo che nel lontano 1994 esistevano due rami distinti di Homo Politicus: l’Homo Politicus Politicus e l’Homo Politicus Mediolanensis. In quegli anni si assiste ad una progressiva estinzione del ramo principale, soppiantato quasi del tutto dalla nuova specie mutata.
L’Homo Politicus Mediolanensis, pur conservando alcuni aspetti della specie originale (ad esempio l’abbigliamento) si distingue dal Homo Politicus Politicus per alcuni aspetti fondamentali: nasce con un’espressione facciale che conserva fino alla morte, è dotato di un marcato istinto mercatorio e di una flessibilità mentale molto adattabile a qualsiasi cambio d’idea. Ciononostante è stato notato un’esponenziale diminuizione dell’intelligenza e della capacità di formulare discorsi di senso compiuto.
È assolutamente accertato che è molto protettivo nei confronti del proprio territorio e degli appartenenti alla sua tribù, manifestando un atteggiamento aggressivo nei confronti di qualsiasi intruso. I capotribù sono oggetto di un culto della persona, venendo divinizzati dai loro sottomessi. Suscita curiosità il peculiare modo dei capitribù di marcare il territorio: distribuiscono ai loro sottomessi pezzetti di carta colorata in cambio di un giuramento di fedeltà inviolabile vita natural durante. Si sa di casi in cui il giuramento è stato infranto, con gravissime conseguenze per l’apostata, bandito dal territorio e scomunicato.
Per oltre due decenni la guida dell’Italia è stata in mano al ramo Mediolanensis della specie, ma in tempi recenti si affaccia sulla scena una nuova mutazione: l’Homo Politicus Pentasideralis.

Non si sa ancora molto di questa mutazione, di questo nuovo ramo della specie.
Dai primi studi effettuati sembra che ci siano convergenze con alcuni comportamenti del mondo animale molto ben documentati. Infatti gli appartenenti a questa specie usano un sistema per attaccare la preda molto simile a quello usato dagli esemplari della famiglia Rhinocerotidae (cariche impetuose dovute alla vista molto poco sviluppata) ma lo perfezionano adottando anche quella dell’Alouatta (si suppone che anche l’Homo Politicus Pentasideralis abbia un osso ioide conformato in maniera particolare che permette loro di emettere dei particolari suoni udibili fino ad oltre 5 km di distanza).
Sono allo studio le dinamiche sociali presenti in questa specie, anche se appare evidente che ereditano le forme cultuali dell’homo Mediolanensis. Il capobranco è l’unico con la facoltà di parola. I segni distintivi del capobranco sono la capigliatura di colore cinereo e tracce di peluria facciale ben visibili. Pare che siano visti come simboli di umanità e saggezza.
Una delle cose che può aiutare a distinguere gli esemplari di Pentasideralis è che in gran parte hanno abbandonato l’antica usanza della giaccravatta.
È attestata una presenza molto equilibrata di esemplari di entrambi i sessi.
Siamo in attesa dei risultati delle ricerche attualmente in corso nella comunità scientifica.
Vi aggiorneremo quanto prima possibile.

Nel frattempo vi anticipiamo che è in preparazione un articolo su un’altra specie in pericolo d’estinzione: l’Homo Scrivanus Mercenarius.

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