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Tórshavn, 10 Ottobre 2030

Carissimo N.,
dopo una lunga attesa finalmente è arrivata la tua ultima a rasserenarmi.
Comprenderai che non è facile per me non preoccuparmi, essendo io a conoscenza della situazione in cui ti ritrovi a vivere. Per questo motivo ho quasi strappato la tua missiva dalle mani nostro comune amico.
Mi rallegra sapere che stai bene, per quanto le privazioni ti stiano facendo soffrire.
Se solo potessi aiutarti con qualcosa di più che solamente parole sulla carta.
Ma non ho questo potere, purtroppo.
Ho provato a mandarti aiuto diverse volte, ma non c’è nulla da fare. Ogni mia spedizione sparisce in modo misterioso appena arriva alla frontiera. Immagino che nemmeno il personale a guardia del confine se la passi meglio di te.
Penso sempre con rammarico al tuo rifiuto di partire con me. Capisco bene quello che ti trattenne, ma non posso non cedere alla tristezza se guardo la foto che mi hai mandato.
Sei il fantasma di te stesso. Certo, evinco dalle tue parole che il tuo spirito è ancora ben vivo, ma il tuo viso… ho visto cadaveri più in carne di te.
Eppure sopravvivi quando chiunque si sarebbe arreso da tempo.
Da quanti anni avete lasciato l’Europa ora? Nove? Dieci? Non ricordo bene.
Ricordo che fui tra i pochi fortunati a trovarsi all’estero in quel periodo. Che ironia del destino! Stavo contrattando per un investimento che avrebbe risollevato la nostra azienda, e sono stati loro a darmi la notizia. Mi offrirono subito il loro sostegno e la loro solidarietà e, dopo pochi mesi, iniziai a lavorare con loro. Se solo fossi venuto con me, come ti avevo chiesto più volte! Qui la gente valuta quello che sai fare, e non come appari o le relazioni che hai.

E quanto mi sconcertò leggere delle difficoltà che avesti per richiedere un visto per raggiungere tuo fratello in Svizzera. In Svizzera, a trenta chilometri da casa! Tre mesi di attesa, dichiarazione dei redditi, conto bloccato e obbligo di documentare le spese sostenute all’estero? Non volevo crederci.
É dunque questo il modo per salvare l’economia di un Paese? Impedire a quei pochi fortunati che possono ancora lasciarlo di spendere il loro denaro?
Quello, poi, è sempre di meno. Ti confesso che la cosa non mi meraviglia affatto, così come non mi meraviglia che hai dovuto chiudere l’azienda.
Come hanno potuto pensare che le loro insulse riforme potessero salvare la situazione?
Si sono completamente isolati politicamente uscendo dall’Europa, ed economicamente tornando alla loro vecchia valuta. Troppo difficile competere sul mercato quando per importare i materiali che ti servono devi pagare con una valuta tanto più forte della tua.
Ma nessuno se ne era reso conto, proprio nessuno.
Quando confiscarono i patrimoni di miliardari e politici la gente era troppo intenta a sfogare la loro bile esaltata per rendersi conto che, in realtà, quello era l’inizio della fine.
Poveri sciocchi! Avevano creduto davvero che quell’azione criminale potesse salvare la Nazione? Poveri sciocchi! Quelle ricchezze si spostarono dai conti di poche migliaia di persone a quelli di poche decine, e quello fu tutto. Uscendo dall’Europa avevano pensato bene di reintrodurre il segreto bancario, e così nessuno ne avrebbe saputo niente.
Ma per la gente era sufficiente. Finalmente piangevano anche i ricchi, e tutti gli altri erano contenti. E fu così che l’invidia di pochi causò la rovina di tutti, accecando il buon senso.
Carissimo N., i miei doveri mi richiamano al mio posto adesso.
Ho parlato con l’amico di cui ti parlavo, e forse il tralcoco di cui ti accennavo sarà meno difficile di quello che pensavamo. Ti aggiornerò entro poche settimane.
Fino ad allora tieni duro.

I miei più calorosi saluti

F.

PS: non so quando riceverai questa mia, ma ti prego di rispondermi nel più breve tempo possibile. Attendere nell’ignoranza e nell’incertezza è atroce.

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