Milano, 12 Maggio 2031

Caro, carissimo F.,
ti chiedo perdono per aver fatto passare oltre un anno dalla tua ultima. Sono felice di sapere che ti sia sistemato alle isole, come avevi sempre sognato, benché assai prima del pensionamento.
È fatta! Ci siamo riusciti.
Avrai certamente letto sui giornali che le cose qui stanno cambiando molto in fretta.
La sommossa popolare, quella che i giornalisti chiamano, con la poca fantasia che è loro caratteristica, la Rivoluzione Italiana, ha avuto pieno successo.
In una delle rare missive che sono riuscito a farti pervenire ti avevo raccontato di come alcuni scaltri manipolatori erano riusciti a prendere il potere in Italia, camuffando con la loro “rivoluzione dal basso” un vero e proprio colpo di stato. Dicevano di parlare alla pancia della gente, ma l’unica pancia che interessava loro era la propria. Ti ho comunicato quello che potevo, ma mi era impossibile dirti di più perché non dovevano sospettare di me. Avrei potuto mettere a rischio tutto.

Quello che all’epoca ancora non potevo scriverti era che tra le varie procedure adottate dal nuovo governo c’era anche il ricorso frequentissimo a processi segreti. Avevano istituito un Tribunale Popolare per “giudicare i crimini contro il popolo”, così c’è scritto nei verbali che abbiamo ritrovato. Ti racconterò di più quando avremo occasione di rivederci (spero presto). Per ora sappi solo che dei quasi mille parlamentari deposti, dopo un anno ne restano in vita dodici, oltre, naturalmente, i deputati e senatori golpisti, che, in quello che chiamarono Il Giorno del Giudizio Popolare, giorno maledetto se mai ce ne furono, hanno preso in ostaggio i membri del Parlamento.
Suppongo che i membri più importanti del governo allora decaduto vennero giustiziati subito. Subito dopo aver trasferito ai nuovi padroni tutti i loro averi, intendo.
Ancora adesso stiamo scoprendo depositi di contanti, pietre preziose e opere d’arte confiscate dai golpisti a chi li aveva preceduti nell’esercizio del potere. In nome di una più equa distribuzione dei beni avevano requisito le ricchezze dei loro ex colleghi e le avevano redistribuite. Quello che all’epoca non sapeva nessuno, e che ti avevo accennato come se fossero sospetti incerti, era che la loro idea di equità si limitava al loro numero (e nemmeno a tutti, considerando le epurazioni all’interno del loro gruppo a seguito della loro vittoria).
Ma de hoc satis, per ora.

Come dicevo, è fatta. L’anno trascorso sotto questi tiranni è stato duro e costellato di prove che mai avrei creduto di poter superare. Chi veniva sospettato di “partitismo”, reato introdotto subito dopo il golpe, era appeso al primo albero o lampione, o, più semplicemente, svaniva nel nulla. Terribile.
Organizzare la nostra operazione si è rivelato davvero complicato, dato che i delatori erano ovunque. Non puoi immaginare quante gente si era lasciata ammaliare da questi sedicenti salvatori dell’Italia. Sospetto, diffidenza e paura, sguardi cupi e risate oscenamente sguaiate da parte degli squadroni di Milizia Popolare, consapevoli di poter agire impunemente.

Ma come ogni predatore che si nutre della sua preda anche loro avevano abbassato la guardia. Nell’orgia di potere in cui si trovavano non si rendevano conto che le atrocità commesse da chi agiva in loro nome, benché molti di loro sostengano di non saperne nulla, hanno guadagnato molta più gente alla nostra causa di quanto avremmo potuto fare da soli.
Forse la storia è ironica, o forse si è trattato solo di un caso, ma lo scorso 15 Marzo un macellaio di Roma ha deciso di aver subito per troppo tempo le prepotenze ed ha decapitato un caposquadrone con la sua mannaia. Non so dire cosa spinse i romani ad agire a questo punto, forse il fatto che finalmente qualcuno aveva reagito e non solo belato le sue proteste, o forse è stata la vista del sangue a scatenare reazioni istintive e bestiali. Non so.
Quello che so è che dalla macelleria la rivolta si è rapidamente estesa a tutta Roma, e dopo due giorni di assedio i palazzi del potere hanno cominciato a cadere in mani alla gente.
C’eravamo anche noi in mezzo ai rivoltosi, e siamo riusciti a mettere sotto chiave la maggior parte dei Parlamentari Popolari, ma non tutti. I due primi capigruppo del Governo Popolare sono stati fatti a pezzi dalle persone furiose davanti a Montecitorio, mentre i tre capi supremi dei golpisti sono stati giustiziati dalla folla davanti all’Altare della Patria (ammetto di aver ispirato io il luogo, che mi sembrava l’unico adatto allo scopo).
Il primo a essere strangolato e poi smembrato sotto gli occhi dei suoi fedeli seguaci, che avevamo provveduto a far scortare lì in previsione delle esecuzioni, è stato il volto del golpe. Ha continuato a urlare fino alla fine, e ha smesso solo quando ha visto il boia improvvisato con la corda che avrebbe posto fine alla sua miserabile vita. A quel punto ha cominciato a vaneggiare in preda al terrore, tentando di convincere tutti a permettergli di comprarsi la vita con denaro e informazioni. Ma capì presto che nessuno avrebbe ceduto, ce ne accorgemmo quando una patetica macchia d’urina iniziò ad allargarsi sui suoi jeans.
Dopo di lui è toccato al filosofo che con le sue teorie aveva tentato di giustificare gli eventi che avevano portato all’esasperazione della gente. Morì in fretta e male, negando quasi qualsiasi soddisfazione agli astanti.
L’ultimo ad essere smembrato è stato l’ideatore del golpe, l’eminenza grigia dietro i primi due.
Visibilmente impaurito dalla fine che avevano fatto i suoi più fidati tirapiedi, avanzò tra spintoni e calci, apparentemente non consapevole di cosa stava avvenendo intorno a lui.
Con lui il procedimento fu l’opposto, e sorvolo sulla descrizione.
Sai bene quanto in basso possa arrivare l’uomo esasperato e pieno d’odio.

L’ordine è stato ristabilito in una settimana, e gli italiani sono stati pubblicamente invitati a liberarsi di tutti coloro che facevano parte del gruppo dei golpisti e dei loro squadroni.
I loro nomi sono stati resi pubblici ed affissi in ogni Comune, con una ricompensa dai mille ai diecimila euro per ogni nome spuntato dalla lista, dietro consegna del cadavere.
Mi dirai che non è un modo molto umano di procedere, ma non potresti capire cosa abbiamo passato.

Ora che la violenza del giusto sta facendo il suo corso, io ed altri nove stiamo stilando una nuova Costituzione. Prevedo giorni di lavoro intenso, ma sono sicuro che entro un mese potremo iniziare a ricostruire l’Italia.

Ti mando la mia prima lettera dall’Italia libera, sperando di avere una pronta risposta da parte tua.
Fino ad allora continuerò a lavorare per il bene del mio Paese.

Tuo

N.

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