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Abbazia di Morimondo

Vista dell’abbazia di Morimondo

Morimondo, 20 Luglio 2031

Caro F.,
perdona il ritardo nel risponderti. Trovo solo ora il tempo per scrivere qualche rigo.
Mentre noi siamo impegnati nel nostro importante, anzi, vitale compito il resto dell’organizzazione sta cercando di rimettere in sesto il Paese, sotto la supervisione di funzionari dell’EU.
Abbiamo chiesto l’aiuto dell’Europa e l’Europa ha risposto, pur con paletti e distinguo.
Sono commosso dall’attenzione che riceviamo da parte della gente comune. Sono convinto che capiscano i gravi provvedimenti che abbiamo dovuto prendere contro chi tiranneggiava l’Italia, quello che tu chiami, con una punta d’accusa che non mi è sfuggita, “persecuzione dei golpisti”.
Alcune cose vanno fatte per il bene di tutti, e poche centinaia di vite non valgono sessanta milioni.
Il tuo punto di vista è sempre stato troppo morbido. Ricorderai le infinite discussioni in proposito.
Con le parole non si ottiene nulla. Bisogna agire! E noi abbiamo agito.
In poco più di un mese abbiamo quasi sterminato quella feccia, e il Paese non può che trarne giovamento. Ci condannino pure per la nostra fermezza e la nostra giustizia: noi sappiamo che eravamo e siamo nel giusto, e presto lo capiranno anche tutti gli altri.
Intanto abbiamo avviato le procedure per rientrare nella Comunità Europea e nell’Euro. Isolare la nostra valuta è stata una delle scelte peggiori di sempre per l’Italia e spero che il prezzo che pagheremo non si rivelerà troppo elevato.
Avevo pronosticato un mese per la nuova Costituzione e i lavori procedono, anche se non velocemente come vorrei e come sarebbe auspicabile.
Nel caos che si era creato a Roma non potevamo più lavorare, e neanche Milano ci concedeva la pace necessaria. Da dieci siamo diventati venti, perché ci sembrava giusto che uomini e donne fossero rappresentati in pari numero tra coloro che devono stilare la nuova Costituzione Italiana.
Questo, però, comporta delle difficoltà aggiuntive. Prima del golpe c’erano quasi mille parlamentari, e tutti erano occupati solo a salvaguardare la loro posizione, i loro privilegi e ad aumentare le proprie ricchezze. Il governo golpista aveva creato un Parlamento di trecento autoeletti, ma sappiamo che anche lì le discussioni erano interminabili durante l’anno di tirannia.
Anche in venti, però, è quasi impossibile essere d’accordo su qualcosa. Fortunatamente abbiamo accettato gli altri dieci con la riserva di poterli escludere in qualsiasi momento, non avendo loro rischiato nulla durante i giorni tormentati della Rivoluzione.
Il momento in cui torneremo a lavorare in dieci, uniti da uno scopo comune e da un’unione di pensiero si avvicina rapidamente.
L’abbazia ci offre vitto e ospitalità, e devo ammettere che passeggiare per il chiostro ha un effetto molto rasserenante sui nervi dopo una giornata di proposte irrealizzabili e meschini tentativi di vendette personali. Ma, com’è ampiamente condiviso, ogni ospite diventa molesto dopo un po’, e di certo non vogliamo cominciare il nuovo corso dell’Italia inimicandoci la Chiesa.
Presto avremo finito, oppure ci saremo trasferiti. Solo il tempo saprà dire quale delle due eventualità si verificherà.
Sarà mia cura farti pervenire una copia della nuova Costituzione non appena possibile.

Sono contento che tu abbia trovato la tua sistemazione confortevole e che, nonostante i problemi cui accennavi, tu stia riuscendo a vivere bene.
Chissà, magari prima o poi verrò a trovarti, o viceversa.
Per il momento la mia vita appartiene al mio Paese, al Paese in cui sono nato.

Tuo

N.

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