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Nel mondo v’è abbondanza di cazzoni
che scrivono cazzate belle e buone
e se ti provi a dir sei criticone
e uno ch’è invidioso delle lodi.

Compongono gran copia di sbobboni
sì pieni d’ovvietà e parolone
che ammaliano quel bove che, minchione,
non cerne oscenità da motti buoni.

Dovrebbero incollarsi tutte a loro
le dita con cui battono sui tasti
scrivendo grandi amori, belli e fasti
oppure usando il pianto per l’alloro.

Signori, la poesia non è per tutti
levate dal cervello quei prosciutti.

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