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Non sono mai stato un assiduo fruitore di giornali stampati (leggevo solo La Gazzetta del Sud ogni mattina, per vedere se avessero arrestato qualcuno che conosco), ma da quando è possibile seguire le informazioni online mi capita di leggere articoli sui temi più diversi, non tutti i giorni, ma abbastanza spesso.
Fin quasi da subito ho capito che con l’avvento della Rete fare il giornalista è alla portata di chiunque, purché abbia le giuste relazioni.
Una povertà di linguaggio spaventosa, una scrittura piatta e noiosa, temi sempre uguali: politica, gossip, poi un po’ di cronaca e alla fine, se resta spazio, ancora un po’ di gossip, che fa sempre bene. Altri argomenti, anche molto interessanti, solitamente sono relegati in degli spazi appositi, i blog delle testate giornalistiche. (Lo Sport è di pertinenza quasi esclusiva delle testate sportive, che escludo dal mio ragionamento perché troppo specifiche.)
Si arriva a casi davvero imbarazzanti in cui sembra quasi che fare il giornalista, soprattutto in Italia, per alcuni voglia dire alzarsi presto, fare un giro sulle testate online internazionali, tradurre (più o meno bene) l’articolo che sembra interessante e poi pubblicarlo con la dicitura “© Riproduzione Riservata”.
Non dimentichiamo, poi, che ogni giornalista nel mondo è influenzato, in un modo o nell’altro, dalle sue credenze personali e dai suoi valori. Il comune buon senso ce lo conferma e, a essere sinceri, a cosa servirebbero dei giornalisti che agissero più o meno come nastri trasportatori di notizie? Ciononostante il confine tra “essere influenzati” e “agire secondo direttive” è molto sottile. In Italia questo confine è stato varcato da molti anni ormai. La maggior parte dei giornalisti “affermati” italiani non si sforza nemmeno più di conservare una parvenza di neutralità. Molti di essi agiscono come poco più di una macchina da propaganda per qualsiasi punto di vista (o partito) essi sostengano in un certo momento. La Verità è trascurata al punto da perdere importanza.

Come si colloca il lettore medio davanti a questo tipo di notizie?
Fortunatamente ce ne possiamo fare un’idea, dal momento che trattandosi di media online ai lettori è permesso commentare.
Non è, tuttavia, un metodo efficace in assoluto, perché i termini e le condizioni della maggior parte di queste testate online indicano chiaramente che i commenti sono moderati e alcuni (per esempio IlGiornale.it) affermano chiaramente che chi amministra il sito si riserva il diritto di modificare i commenti (1). Ho personalmente sperimentato la politica de IlGiornale.it, dal momento che non hanno mai pubblicato un mio commento che fosse critico nei confronti dell’articolo o del giornalista.
La maggior parte dei commentatori si indigna se l’articolo è di denuncia, si commuove o si arrabbia se l’articolo è di cronaca e reagisce in modo quasi schifato agli articoli di gossip, salvo poi andare a cercare informazioni sull’attrice o attore di turno. In poche parole il lettore/commentatore medio non si pone criticamente nei confronti di quello che legge ma, a seconda delle proprie convinzioni, lo appoggia incondizionatamente o lo ignora di sana pianta.
Ho spesso sostenuto che l’italiano medio sia una persona mediocre e dalle limitate capacità intellettive, e ne ho conferma spesso e volentieri.

A cosa è dovuta l’incapacità di esprimere una critica su una qualsiasi notizia o, addirittura, l’incapacità, in molti casi, di capire la notizia?
Riflettendoci, sono giunto a credere che sono quattro le cose che mancano al lettore medio italiano: la curiosità, gli interessi, l’oggettività e la fede (Nota per gli Ignoranti: fede non è sinonimo di Cristianesimo).

Curosità
La curiosità è quella caratteristica che dà vita allo sviluppo intellettuale delle persone, assieme alla costanza dello studio. Chi è curioso cerca e ricerca, legge e si informa, smonta e rimonta e, soprattutto, non si accontenta mai. Chi è curioso cerca la conoscenza e la verità delle cose.
La curiosità porta una persona ad arricchire la propria esperienza di essere umano, all’evoluzione e al miglioramento.

Interessi
E’ necessario che si abbiano degli interessi perché senza interessi non è possibile trovare una collocazione, un luogo mentale in cui ci si posiziona e da cui si osserva la realtà. La gente che non ha una collocazione è come un tronco nel fiume delle informazioni: viene spinto dalla corrente.

Oggettività
L’oggettività è la capacità di giudicare un fatto, un evento, una notizia o qualsiasi interazione per quello che è, senza filtrarlo attraverso credenze o valori morali propri e, post hoc ergo proter hoc, personali e non generali. Essa contribuisce, quindi, alla corretta percezione delle cose, alla loro intepretazione nel miglior modo possibile.
Ogni notizia andrebbe letta per quello che è e collocata al suo posto, ovviamente dopo averla valutata usando i mezzi intellettuali a disposizione (cultura personale e capacità razionali).
Non è, infatti, possibile dare una valutazione oggettiva se non si comprende l’argomento di cui si sta parlando.
Chi è capace di pensiero razionale è perfettamente in grado di capire che valutare una notizia in base a quello che si crede non crea verità, ma solo una verità parziale e personale, la quale ha, quindi, valore di opinione, e non di verità.
E la capacità di essere oggettivi col mondo porta anche alla capacità di essere oggettivi con se stessi, giungendo a comprendere i propri limiti e le proprie debolezze. Anzi, quando all’oggettività si unisce l’onestà quei limiti non solo sono compresi, ma anche accettati come parte integrante di se stessi, e quindi inclusi nei vari processi di valutazione.

Fede
La fede è la credenza in qualcosa che sia più grande dell’individuo. E con “qualcosa di più grande“ non intendo solamente la Fede religiosa. Esistono altre cose che sono più grandi dell’uomo. I numeri, per esempio. I numeri esistono oltre lo spazio e il tempo, non sono tangibili, eppure compongono quella conoscenza meravigliosa che è la matematica, in cui tutto ha un posto e una spiegazione, in cui c’è ordine, stabilità e prevedibilità. Vi chiedo: chi è più credente di un matematico? Chi ha più fede di un matematico?
Alcune persone vivono una fede religiosa, altre una fede politica, altre ancora una fede culturale (credono, cioé, in un insieme di valori che caratterizzano un determinato campo della conoscenza umana, per esempio i ricercatori universitari, che dedicano se stessi alla scienza in cui ripongono, appunto, la loro fede), altri hanno fede nelle persone. Ma quale che sia l’oggetto della fede, essa ha il grande potere di mettere in comunicazione l’individuo con altri individui simili a lui per modo di pensare o di vivere e questo, a sua volta, permette il confronto e l’affinamento delle proprie capacità di analisi e comprensione della realtà.

Questi quattro elementi contribuiscono a formare la cultura di una persona.
La cultura definisce la capacità di pensiero e di comprensione, nutre la mentalità (e viceversa) ed entrambe concorrono a formare lo “spirito” la personalità, Questa spiritualità non è da intendersi in senso religioso. Essa è, piuttosto, il mondo interiore che contribuisce alla formazione di una identità e una coscienza di sé.

In assenza di questi quattro elementi, come dicevo, il lettore medio è come un tronco gettato nel fiume delle informazioni, trascinato ovunque lo porti la corrente.

E spesso è proprio questo tipo di lettori che fa comodo ai media e alla politica (strettamente connessi) di una società come quella italiana, strutturata in modo da tenere l’opinione pubblica buona e sottomessa, bacino di utenza e di voti. I lettori senza cultura, e quindi senza identità, sono la massa senza volto che si sveglia, lavora, paga le tasse (non tutti) e va a dormire. “Risorse umane”, appunto. Ogni moto anti-culturale dei media contribuisce a trasformare i lettori in involucri vuoti e macchine di carne facilmente indirizzabili.
Chi è senza cultura non ha la capacità di imporre la propria coscienza a quello che vede e si trasforma in una foglia mossa dal vento politico, sociale e mediatico e al massimo reagisce in modo indipendente unicamente a stimoli primitivi come il sesso o le esperienze estreme o all’adrenalina del pericolo e della violenza.
Chi non domina il proprio spirito i propri impulsi o chi si ritrae dal vivere per esperienze pregresse è un fruitore passivo, un cinico attaccabrighe ed è un esempio perfetto di decadenza. Si isola dalla vita, e la vita lo sorpassa (per esempio i “nostalgici”, quelli del “si stava meglio prima”, quelli dello “status quo”).
Chi vive così non arriva da nessuna parte e, poco a poco, finirà per dipendere esclusivamente dalle sue emozioni ciniche, unico nutrimento del suo spirito.

 

(1) Il lettore prende atto e accetta che ogni invio di materiale effettuato per la partecipazione ai servizi del sito (a titolo esemplificativo e non esaustivo, per inviare commenti, esprimere opinioni, partecipare a sondaggi ed iniziative, inviare immagini o file video e audio) può essere modificato, rimosso, modificato, pubblicato, trasmesso, ed eseguito dall’editore, dal gestore del sito e dal titolare del blog. Il lettore rinuncia pertanto a ogni diritto materiale e morale che possa vantare come autore rispetto alle modifiche apportate a tale materiale, anche nel caso in cui le modifiche non siano gradite o accettate dall’autore stesso. Il lettore concede all’editore un diritto illimitato di uso non esclusivo, senza limitazioni di aree geografiche. L’editore potrà pertanto, direttamente o tramite terzi di sua fiducia, utilizzare, copiare, trasmettere, estrarre, pubblicare, distribuire, eseguire pubblicamente, diffondere, creare opere derivate, ospitare, indicizzare, memorizzare, annotare, codificare, modificare ed adattare (includendo senza limitazioni il diritto di adattare per la trasmissione con qualsiasi modalità di comunicazione) in qualsiasi forma o con qualsiasi strumento attualmente conosciuto o che verrà in futuro inventato, ogni immagine e ogni messaggio, anche audio e video, che dovesse essere inviato dal lettore, anche per il tramite di terzi.
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(dal Disclaimer de Il Giornale.it)

(Le parti in blu sono emendamenti suggeriti da bortocal che trovo pertinenti.)

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