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La sua vita si snodava lungo percorsi tranquilli, perché aveva scelto così.

Aveva volontariamente deciso di rimuovere ogni causa di turbamento e di fastidio.
Chiaramente raggiungere questo scopo gli era costata molta fatica. Aveva cominciato cercando di comprendere quali erano le convinzioni che lo muovevano, che lo motivavano.
Ogni volta che analizzava un suo comportamento si poneva delle domande.
Domande importanti, anzi, fondamentali.
Cosa faccio? Perché lo faccio? Sono sicuro che i motivi siano questi? E se invece lo facessi solo perché mi piace? Potrei farlo diversamente? Starei bene anche se non lo facessi? Faccio del male a qualcuno facendo o non facendo questa tale cosa?
Pian piano riuscì a giungere alla conclusione che tutto quello che faceva era finalizzato a soddisfare le sue aspettative e i suoi desideri. Non che avesse desideri assurdi, questo no.
Ma quando poteva fare o non fare qualcosa di solito sceglieva tenendo presente quello che lo avrebbe fatto stare bene o che, almeno, non gli avrebbe causato danni o problemi.
La sua definizione di “problema” presto giunse a comprendere una buona metà delle sue esperienze, e una dopo l’altra evitò di ripeterle.
Giunse allora l’indifferenza per ciò che non gli portava alcun vantaggio, ma ancora non era soddisfatto.
Tornò ad analizzare le sue azioni e si accorse che le sue aspettative erano ancora lì, tutte quelle fondamentali almeno.
Allora decise che avrebbe dovuto lavorare su quelle.
Man mano le ridusse a una sola: stare bene.
Questo lo allontanò dalle persone, ma dal momento che il contatto sociale era stata una delle prime cose a essere soppressa (o, come avrebbe detto un suo amico anni dopo, “amputata”) la cosa non gli causò effetto alcuno.
Quello fu un periodo duro per lui, molto duro. Ogni nuova amputazione era una nuova sepoltura di una bara vuota, e la sua determinazione vacillò molte volte. Fin dall’inizio non si era illuso che fosse facile (solo gli sprovveduti e i mentecatti credono che il controllo della propria vita sia raggiungibile senza sacrificare gran parte di se stessi), eppure riuscì nel suo intento.
Sapeva bene che tutto quello che serviva per stare bene era già dentro di lui.

La prima verità è bastare a se stessi.

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