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Quando tutto era giovane le anime vagavano senza meta.
La terra era priva di nomi e silenziosa, dono di un dio benevolo, ma muto.
Alla sua creazione aveva dato i colori e la freschezza, ma non la voce, perché nulla che fosse creato da lui poteva essere più perfetto di lui stesso.
E la terra seguiva il suo percorso, inizio e fine delle anime erranti.
Si cercavano, si amavano, si moltiplicavano, ma nessun suono si levava a spezzare la claudicante perfezione del creato.

Un giorno il dio muto si addormentò disteso su un fianco e la terra intorno a lui era scossa dal suo respiro potente. Una vibrazione fu tutto quello che le anime percepirono, una vibrazione portata sul dorso di un vento caldo.
Fu così che si destò l’inquietudine nelle anime delle anime.
Poi, in quelle più recenti, si accese un faro, un frammento d’infinito inevitabilmente destinato a spegnersi se non alimentato. Le fiamme del desiderio le guidavano infallibilmente e ben presto raggiunsero la fonte delle scosse che le avevano destate, seguite da tutte le altre.

Lentamente le anime più intraprendenti si avvicinarono alla montagna che respirava e quando le altre anime videro che nulla di male succedeva alle loro compagne si fecero forza e si avvicinarono anch’esse.
Le vibrazioni si fecero più forti avvicinandosi alla sorgente, e più forte cresceva nelle anime il desiderio di essere parte di quella strana manifestazione di vita, pur non essendone consapevoli.
Nessuno aveva mai visto il creatore, ma cos’altro poteva essere quel portento, se non il loro dio?
La brama bruciava nelle anime delle anime con un’intensità spaventosa, al punto da far loro dimenticare che cosa avevano davanti.
Quando un’anima cessava di esistere le altre ne assumevano le parti, per evitare che l’anima scomparisse completamente.
E così fecero col dio dormiente.
Toccarono la carne del dio e la sentirono fresca e calda, viva e, allo stesso tempo, morta.
La prima anima usò la sua lama per incidere la pelle del dio e cibarsene, nella speranza di acquisirne il potere.
E come lei fecero altre, fino a trasformare quella riunione di anime in un follemente invertito sacrificio. Consumarono le carni del dio dormiente fino a raggiungerne il cuore, vero fulcro della sua divinità.

E allora il dio muto urlò.

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