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Nell’alchimia della quotidianità
percorro le nonstrade del nonsenso.
Il tempo, grande drago del pessimismo cosmico,
divora le vite a passo di marcia,
inesorabile livellatore di uomini.
M’incanto in metempsicotici attimi
di folle lucidità pazzoide
partorendo sproloqui astrusi e involuti.
In appetiti pantagruelici immergo
le membra contorte della mia mente aborrita.
Cogitazioni storpiate e cavillosamente cognitive
male si inseriscono nella cosmogonia che perseguo,
eppure ne son base e fondamento.
Tu che sei giunto alla fine del filo rosso,
che guida questa spanzata di pensieri,
dimmi, ti prego, cosa ti rimane?

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