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A tutt’oggi (28 Marzo 2015) la seconda scatola nera dell’Airbus della Germanwings precipitato il 24 Marzo, quella che registra i dati di volo (Flight Data Recorder), non è stata ancora recuperata. Al momento gli investigatori hanno a disposizione soltanto i dati della prima, la Cockpit Voice Recorder.

Cosa si sa per certo? Primo, qualcuno è uscito dalla cabina di pilotaggio (il pilota) e qualcuno è rimasto nella cabina fino allo schianto (il co-pilota); secondo, il co-pilota ha respirato fino allo schianto, quindi era vivo; terzo, il pilota ha ripetutamente colpito la porta blindata della cabina di pilotaggio, non riuscendo a rientrare.
Il resto sono ricostruzioni, ipotesi, sospetti e illazioni non corroborate da fatti. Non ancora, perlomeno. Per esempio, è un fatto che alla cabina si acceda con un codice di quattro cifre. Un altro fatto è che questo comando può essere annullato da chi è all’interno della cabina (altrimenti qualunque terrorista in possesso del codice potrebbe entrare). Ma è un’ipotesi (per ora almeno) che il pilota avesse inserito il codice e il co-pilota lo avesse annullato. L’unico fatto è che il pilota non è riuscito a rientrare.
Meno di 48 ore dopo il disastro inizia il meccanismo perverso degli esperti che spuntano come funghi e, con la complicità di qualche investigatore troppo loquace, o di qualche giornalista troppo solerte, i particolari dei dati registrati dalla CVR diventano di pubblico dominio. Per converso, nessuna parola era sfuggita agli investigatori che lavoravano sul caso del volo Indonesia AirAsia 8501 (quello caduto in mare nel Dicembre dell’anno scorso), soprattutto perché lasciarsi andare a interpretazioni e ipotesi senza avere dati certi è un comportamento criminale e pericoloso.
Naturalmente scattano perquisizioni nelle case di pilota e co-pilota, con particolare attenzione su quest’ultimo, visto che dai dati disponibili era l’unica persona presente in cabina fino al momento dello schianto. E a casa del co-pilota si trovano certificati medici stracciati che dimostrano come il co-pilota fosse stato messo in malattia dal medico, e, quindi, inabile a svolgere la sua professione.

Il fatto che questi documenti siano a casa del co-pilota, e la circostanza che siano stracciati e, quindi, mai pervenuti agli uffici personale della Germanwings, non impediscono ai giornalisti de noantri (gli sciacalli che esercitano in Italia) di indirizzare il loro sarcasmo, condito di disprezzo e sete di vendetta, contro la compagnia aerea e, senza tentare nemmeno la finezza dell’allusione velata, contro la Germania come Stato e i tedeschi come Popolo. Ma se questo, fino a un certo punto, è un comportamento che si può considerare normale per un popolo come quello italiano, sempre in cerca di un capro espiatorio per i propri fallimenti come Nazione, la cosa diventa grottesca quando alcuni colgono l’occasione per paragonare questa tragedia con quella dell’Isola del Giglio, e soltanto perché all’epoca un quotidiano tedesco aveva pubblicato un articolo infelice sulla cosa (se dovessimo elencare tutti gli articoli infelici del quotidiano italiano di cui sto scrivendo non basterebbero le pagine della Treccani). Comunque, che Il Giornale fosse una combriccola di gente piccola e meschina credo sia sempre stato evidente per tutti.
I media italiani, nel frattempo, continuano nella loro unanime campagna contro il co-pilota, dando per scontato il seguente quadro: il co-pilota ha deliberatamente fatto schiantare l’aereo. Che può anche essere ciò che è effettivamente accaduto, beninteso; ma io aspetterei di poter escludere per certo qualsiasi altra ipotesi.
Mi risulta che anche una persona svenuta respiri ancora, giusto?
Si basano su questi fatti: il ragazzo (27 anni) doveva essere in malattia quel giorno, sei anni fa aveva dovuto interrompere il suo addestramento per qualche mese ed era in cura da uno psichiatra per depressione (pare fosse questo il disturbo).
Quindi, oltre a creare un nesso diretto di causa-effetto (se sei depresso e sei un pilota farai schiantare un aereo carico di passeggeri), i media nostrani contribuiscono a stigmatizzare ancora di più (come se ce ne fosse bisogno) la depressione come malattia e chi ne soffre come essere umano.

Quello che si evince è che se sei depresso e fai il macellaio allora taglierai la testa a qualche cliente, mentre se sei depresso e guidi un treno lo farai deragliare, se sei depresso e hai la patente ti andrai a schiantare contro la prima auto che passa o contro il primo gruppo di pedoni che trovi, e così via…

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