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Vive di là dai monti, tracontante,
in mezzo a cose grame e molto amare,
un vaso colmo d’icore rampante,
cadavere che ama rantolare.

Non ha pace, ché cerca in ogni istante
il suo sodale, mastino infernale.
Sciolto il guinzaglio esso latra festante,
la mano indica dove pisciare.

S’empie il ventre con l’odio maledetto,
scorre il veleno in dentro alle sue vene,
un liquido marrone, scuro e infetto.

Non esita ad usar per le sue scene
qualsiasi strumento oppur concetto
che porti compassione alle sue pene.

Signori anche a voi viene
col vaso qui descritto un qual ribrezzo?
Ch’esso affoghi da solo nel suo lezzo!

 

(NOTA PER L’IGNORANTE: ORA LINKAMI STICAZZI)

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