Tag

, , , , , , , , , , , , , , , ,

Il risultato del recente referendum tenutosi in Gran Bretagna e che ha portato al #Brexit, ovvero alla decisione, da parte dell’elettorato britannico, di lasciare l’Unione Europea, mi ha dato lo spunto per una riflessione sul perché le persone tendano a prendere delle posizioni idiote e a difenderle a spada tratta. Anche quando eserciti di esperti prevedono le conseguenze negative e mettono in guardia la gente e, addirittura, anche quando i fatti dimostrano che la posizione stessa è di una stupidità epica.

Se una persona volesse prendersi un po’ di tempo e ricercare informazioni ed esempi di posizioni sbagliate difese a costo della vita (iperbole) avrebbe solo l’imbarazzo della scelta, a tutti i livelli. Partendo dagli esempi a più ampia risonanza (la politica dei populisti, anzi, più che la loro politica il modo in cui il loro seguito si adegua al pensiero unico), fino a cose meno eclatanti, come l’amico che si intestardisce sulla sua posizione senza ammettere che l’argomento in discussione possa essere affrontato in modo diverso dal suo, di qualsiasi cosa si tratti (per capirci, sono quelli che vedono complotti ovunque, che sono eccellenti dietrologi e che rispondono con “se lo dici tu” per troncare una discussione o con insulti e accuse quando sono confrontati con la realtà dei fatti).

In una società che si sta trasformando sempre più in una connessione tra individui (comunque ben separati) si sta, al contempo, generando una profonda resistenza nei confronti di chiunque ne sappia di più su un argomento a cui ci si interessa, quelli che chiamano esperti. Complice un certo modo di fare informazione in TV e nei giornali (su carta o online), la figura dell’esperto in una data materia o su un dato argomento è stata svuotata, poco alla volta, di tutta la sua autorevolezza. Come qualunque lettore potrà confermare, ogniqualvolta accadono eventi importanti inizia la “corsa all’esperto”. Peccato solo che nella maggior parte dei casi questi esperti siano tutto tranne che qualificati per esprimere un’opinione (un po’ come se per parlare delle conseguenze politiche dell’attentato terroristico dell’11 Settembre avessero invitato un esperto di esplosivi) e che, spesso, risultino essere solo sostenitori funzionali del punto di vista che il mezzo d’informazione intende diffondere e difendere.

(Durante la stesura di questo articolo è apparso sul blog Hic Rhodus un articolo molto interessante di bezzicante sul rapporto tra popolo che sente e intellettuali che sanno. L’articolo si può trovare qui e vi invito caldamente a leggerlo.)

La distanza tra le analisi degli esperti (quelli veri) e l’opinione pubblica aumenta sempre di più. Basti vedere l’esempio recente, tuttora in corso di evoluzione, di Donald Trump. Non è necessario essere delle cime per capire quale disastro sarebbe se un uomo così gretto e meschino venisse eletto Presidente degli Stati Uniti d’America. Schiere di esperti mettono in guardia gli elettori dalle possibili conseguenze negative (ciascuno per il proprio campo). Purtuttavia Trump ha un nutrito seguito popolare. O, ancora, prima del referendum nel Regno Unito esperti britannici e di tutto il resto del mondo hanno cercato di avvisare gli elettori di cosa sarebbe potuto succedere in caso di voto per l’uscita dall’UE. Eppure, come Cassandra, hanno predetto il futuro senza essere creduti. Certo, la maggioranza per il #Brexit è stata molto esigua e risicata, cionondimeno è riuscita a imporre il proprio desiderio (democraticamente, of course).

Questi sono solo due esempi di una tendenza sempre più evidente: esperti di un argomento dimostrano un fatto con tutte le migliori prove esistenti, ma l’opinione pubblica crede tutt’altro (altri esempi? I vaccini bastano?).

Perché succede questo?
La risposta più facile e ovvia sarebbe la seguente: Succede perché il pubblico generale è profondamente stupido.

Per rendere questa affermazione meno generica potremmo dire che la gente non ha un QI sufficientemente alto, un’istruzione abbastanza buona e uno scarso accesso ai dati necessari per formarsi un’opinione accurata su un dato argomento. Per quanto possa essere una spiegazione che piace a molti, credo che non sia così semplice. Il livello di istruzione generale non è mai stato così alto nella Storia (pur con una distribuzione geografica ineguale) e pressoché qualsiasi informazione è disponibile per chi abbia un accesso a internet.

Allora perché la gente assume posizioni incredibilmente stupide e, non contenta, le difende in modo agguerrito?

Proverò a dare la mia opinione, sottolineando che di questo si tratta e non di uno studio approfondito sul comportamento umano. Semplice osservazione.

Processare le informazioni

Prima di provare a capire questo comportamento dalla logica molto contorta, credo sia utile spendere qualche parola su come una persona elabori le informazioni.

Tendiamo a valutare le informazioni basandoci su bias cognitivi intrinseci.

Giudichiamo, cioè, basandoci sulle nostre credenze, sulle nostre esperienze e, anche, su  associazioni casuali che ci sembrano significative (in virtù proprio delle credenze ed esperienze di cui prima). In poche parole, ciò che determina il nostro giudizio è il nostro passato.

Trovandosi davanti a una decisione da prendere una persona può scegliere tra due approcci:

  • razionale: Ricercare dati e informazioni che riguardano l’oggetto della decisione da prendere, analizzare i dati a disposizione, verificarli e, quindi, trarre delle conclusioni basandosi sulle evidenze raccolte
  • emotivo: Prendere una posizione e concentrarsi, successivamente, sulla ricerca di dati che ne confermino la giustezza.

L’approccio razionale

Per prendere una posizione è necessario conoscere ciò di cui si parla prima di schierarsi.

Ci si documenta sulla cosa, si valutano gli aspetti positivi e quelli negativi e soltanto dopo questo processo si decide come posizionarsi.

Come già affermato sopra, oggi chiunque abbia una connessione a internet può recuperare informazioni quasi su tutto. Il processo è lento e richiede un certo sforzo e, non di rado, anche la conoscenza di una lingua straniera, perché molti argomenti sono trattati solo marginalmente nella rete di lingua italiana. Per fare un esempio, se volessimo capire quali conseguenze immediate ha avuto il #Brexit sullo stabilimento Nissan di Sunderland, e quali potrebbe avere in futuro, sarebbe molto più utile affidarsi a delle fonti locali (e quindi in lingua inglese) che non a quelle italiane (tradotte o prodotte direttamente in italiano). Non metto in dubbio l’utilità di entrambe, ma ritengo che una vicinanza fisica ed emotiva dell’autore di lingua inglese all’argomento possa essere determinante nella valutazione dell’utilità delle fonti.

Tuttavia, la facilità di recuperare informazioni rimane un dato di fatto.

Il passo successivo è quello di verificare queste informazioni, incrociandole con altre informazioni sullo stesso argomento e valutando somiglianze e differenze tra le varie fonti. È utile anche sapere qualcosa dell’autore dell’informazione che stiamo valutando, come, per esempio, retroterra culturale e politico.

Una volta verificate le informazioni e le fonti si arriva alla formazione di un’opinione, di un giudizio personale sull’argomento e quindi si può decidere. Resta sempre possibile sbagliare nel proprio giudizio, questo è ovvio, perché l’analisi delle varie informazioni a disposizione si basa in ogni caso sulle capacità dell’individuo. Ma le possibilità di sbagliare quando si sia adottato un approccio razionale al processo delle informazioni sono decisamente basse.

L’approccio emotivo

L’approccio emotivo, invece, inverte il processo, per cui prima si decide e solo dopo si prendono informazioni. Chiunque abbia girato un po’ per i siti di informazione sa che questo è l’approccio scelto dalla maggior parte delle persone, purtroppo.

Disabituati a processi di pensiero complessi, si tende a prendere delle decisioni (o a dare dei giudizi) in tempi molto brevi (a volte bastano pochi secondi) e poi ci si concentra a trovare informazioni che supportino la propria posizione. Il procedimento non è meno faticoso di quello razionale, ma è focalizzato sul reperimento di prove che confermino ex post la bontà di quanto deciso e che, quindi, siano in linea con quanto creduto dalla persona che ha deciso. Le prove che sfidano la posizione assunta, al contrario, vengono ignorate con estrema cura, perché potrebbero mettere a disagio la persona e costringerla a ripensare la propria decisione.

Gli esperti

È del tutto vero che le prove portate dagli esperti mettono a disagio chi crede il contrario di quanto dimostrato, così come è vero che per molti tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Coloro che scelgono l’approccio emotivo non di rado usano proprio affermazioni come quest’ultima per evitare di doversi confrontare con prove e testimonianze che ne confuterebbero le convinzioni.

Un’altra cosa evidente è che confrontarsi con degli esperti può costringere a delle umilianti ritrattazioni, e questa è una delle cose più difficili da affrontare. Infatti, le persone tendono in ogni modo a evitare quello che gli psicologi chiamano dissonanza cognitiva.

Da ciò deriva che quando i fatti non collimano con le convinzioni di queste persone, esse cambiano i fatti, non le proprie convinzioni e, aggiungo come esempio, considerano uno scienziato come “esperto” solo quando lo stesso si trova in accordo con la posizione che esse trovano culturalmente accettabile.

Un’altra motivazione della sfiducia negli esperti è l’influenza sociale, quella che in inglese si chiama peer pressure. Adottare la posizione di un esperto quando si frequenti un ambiente sociale fortemente critico verso la posizione di quest’ultimo, può portare a pesanti scontri coi propri amici o colleghi e creare, quindi, profondo disagio. Per evitare questa forma di disagio le persone tendono a fidarsi molto di più di quanto affermato da amici e colleghi, dalle persone, cioè, con cui convivono quotidianamente, che non di quanto affermato da esperti, sia pure suffragato da prove inconfutabili.

Nel breve termine questo comportamento, questo conformarsi, permette alle interazioni sociali di scorrere pacificamente e senza scontri, ma nel medio-lungo termine esso porta inevitabilmente al pensiero di gruppo in cui il pensiero individuale viene soffocato e, implicitamente, scoraggiato.

Sulle barricate

All’inizio del post mi chiedevo perché le persone difendano i propri errori di scelta o giudizio anche quando si dimostra loro che la realtà è completamente diversa e che hanno sbagliato.

Sembra quasi che dopo aver deciso, esse innalzino delle barricate mentali contro qualunque tentativo di far loro cambiare idea.

In questi giorni la cosa è evidente soprattutto per quanto riguarda la politica. I partiti populisti di destra come UKIP (United Kingdom Independence Party), M5S (Movimento 5 Stelle), FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs), FN (Front National, Francia), quelli di destra simil-fascisti come Lega Nord o AfD (Alternative für Deutschland), quelli di estrema destra come Alba Dorata (Grecia) o anche quelli populisti di sinistra come Podemos (Spagna) costruiscono tutto il loro successo proprio sulle barricate mentali che i loro seguaci innalzano a suon di attacchi contro lo status quo, di volta in volta individuato nella casta governativa, negli immigrati, nelle banche, nella chiesa o in non meglio specificate società segrete o presunte tali (Massoni, Bilderberg, iperplutocrati che governerebbero il mondo in segreto). Nessuna bugia è sbagliata per costruire consenso per questi partiti, nessuna leva troppo immorale da poter essere usata.

La politica, però, non è l’unico campo in cui può riscontrare questo rifiuto della razionalità. Esso è pervasivo anche del mondo dell’associazionismo (di cui l’espressione politica non è che un esempio particolare). La società pullula ormai di associazioni di qualsiasi genere e tutte si basano su un assunto di fondo: noi siamo noi, gli altri sono il nemico.

Ne sono esempi le associazioni che si occupano delle differenze di genere. Tutte nascono in risposta a un disagio sociale reale, e, al contempo, tutte si caratterizzano per una mentalità tribale primitiva che vede il proprio scopo primario nell’individuazione del nemico necessario per legittimare la propria esistenza. Nulla più di questo.

La base di ogni progresso è il dialogo, mentre tutto ciò che si ottiene con proteste, ricatti morali, estorsioni e minacce non è altro che una vittoria momentanea destinata unicamente a infiammare ulteriormente lo scontro. In questo modo la spirale di irrazionalità si autoalimenta di continuo.

Nessun dialogo è possibile tra queste associazioni e la società in generale, perché esse si presentano sempre come rappresentanti di una specie in via di estinzione e bisognosa di protezione, anche quando non richiesta (almeno questa è l’impressione che ne ricavo io). Allo stesso modo, è vero anche che dalla parte della società in generale gli sforzi per trovare un accomodamento sono molto scarsi, in virtù di una presunta superiorità morale.

Il pensiero di gruppo che sta alla base di queste associazioni è quello menzionato prima (noi siamo noi e gli altri il nemico). E secondo questo pensiero di base esse si comportano.

Un’altra categoria di persone che rifiuta un qualsiasi approccio razionale ai temi che le interessano è quella di colori i quali professano un ideale alto senza comprendere che la sua importanza è relativa.

Tra questi includo, come esempi senza pretesa di completezza, animalisti e vegani.

Chiunque abbia avuto la pessima idea di confrontarsi con gli uni o gli altri sa di cosa parlo.

 

Conclusioni

In questo articolo ho cercato di delineare la mia idea di come si debba scegliere una posizione o esprimere un giudizio. Ho provato ad analizzare le fasi del processo dell’informazione e ho individuato quelli che, per me, sono i due modi di processare le informazioni che si collocano ai due estremi, essendo il primo del tutto razionale e il secondo privo di razionalità.

Dopo aver fatto alcuni esempi per chiarire il mio punto di vista propongo alcune alternative di risposta alla mia domanda che, per riassumere, era: Perché le persone prendono posizioni stupide e le difendono a spada tratta anche quando è dimostrato che siano completamente sbagliate?

Ritengo che questo succeda per i seguenti motivi:

  • mancanza di capacità d’autocritica
  • vergogna nel dover ritrattare
  • desiderio di sentirsi accettati
  • pigrizia mentale
  • disonestà intellettuale
  • pensiero di gruppo
  • scarsa attitudine al pensiero complesso

Come sempre, sono aperto alla discussione.

Annunci