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Di seguito la mia traduzione in italiano della risoluzione UNESCO “Palestina occupata” che al momento tiene banco nei media italiani.

(Non si tratta di un lavoro di fino, quindi perdonate eventuali scivoloni.)

Comitato Esecutivo

Sessione n. 200

Commissione programma e relazioni esterne (PX)

Oggetto 25: PALESTINA OCCUPATA

Discussione

Risoluzione “Palestina occupata”

Presentata da: Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan

I.A Gerusalemme

Il comitato esecutivo,

  1. avendo esaminato il documento 200 EX725;
  1. richiamando le disposizioni delle quattro Convenzioni di Ginevra (1949) e i relativi Protocolli aggiuntivi (1977), il Regolamento dell’Aja del 1907 sulla guerra terrestre, la Convenzione dell’Aja per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) e i relativi Protocolli, la Convenzione concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali (1970) e la Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), l’iscrizione della Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura tra i siti Patrimonio Mondiale (1981) su richiesta giordana e tra i siti del Patrimonio Mondiale a rischio (1982), nonché le raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come le risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalmme, e anche richiamando le precedenti decisioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza e le decisioni UNESCO relative ai due siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme
  1. affermando l’importanza della Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue Mura per le tre religioni monoteistiche e affermando anche che nulla nella presente decisione, che mira, inter alia, alla salvaguardia dell’eredità culturale della Palestina e del carattere distintivo di Gerusalemme Est, debba in alcun modo avere effetti sulle relative risoluzioni e decisioni del Consiglio di Sicurezza e delle Nazioni Unite sullo status legale di Palestina e Israele;
  1. si rammarica profondamente per il rifiuto israeliano di implementare le precedenti decisioni dell’UNESCO riguardanti Gerusalemme, in particolare la Decisione 14 185 EX, nota che la sua richiesta al Direttore Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentante permanente stazionato a Gerusalemme Est che riferisca su base regolare su tutti gli aspetti che riguardino le aree di competenza dell’UNESCO a Gerusalemme Est, non è stata esaudita e reitera la sua richiesta al Direttore generale di nominare il suddetto rappresentante;
  1. deplora profondamente il fallimento di Israele, la forza occupante, nel fermare i persistenti scavi e lavori a Gerusalemme Est, in particolare dentro e attorno alla Città Vecchia e reitera la sua richiesta a Israele, la forza occupante, di proibire tali interventi in conformità ai suoi obblighi derivanti dalle disposizioni delle pertinenti convenzioni, risoluzioni e decisioni UNESCO;
  1. ringrazia il Direttore generale per i suoi sforzi per implementare decisioni UNESCO precedenti su Geruslemme e le chiede di mantenere e rinvigorire tali sforzi;

I.B. Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif e suoi dintorni

I.B.1. Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif

  1. si appella a Israele, la forza occupante, affinché sia permesso il ripristino dello status quo storico prevalente fino al settembre 2000, in cui il dipartimento Awqaf giordano (fondazione religiosa) esercitava l’autorità esclusiva sulla Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif e il suo mandato si estendeva a tutti gli affari relativi all’amministrazione senza impedimenti della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif, inclusi manutenzione, restauro e regolamentazione degli accessi;
  1. condanna con forza l’intensificarsi delle aggressione israeliane e delle misure illegali contro il dipartimento Awqaf e il suo personale e contro la libertà di culto e l’accesso dei musulmani alla Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif, loro sito sacro, e chiede a Israele, la forza ocupante, di rispettare lo status quo storico e di terminare queste misure immediatamente;
  1. deplora con fermezza il continuo assalto della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif da parte di estremisti di destra israeliani e forze in uniforme e sollecita Israele, la forza occupante, di intraprendere le misure necessarie per prevenire abusi provocatori che violano la santità e l’integrità della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif;
  1. condanna profondamente le continue aggressioni israeliane a civili, tra cui figure religiose e sacerdoti islamici, condanna l’ingresso a forza nelle diverse moschee e edifici storico all’interno della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif da parte di diversi impiegati israeliani, inclusi i cosiddetti ufficiali per le “antichità israeliane” e gli arresti e le lesioni da parte delle forze israeliane a danno di fedeli musulmani e guardie dell’Awqaf giordano nella Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif, e sollecita Israele, la forza occupante, a terminare queste aggressioni e questi abusi che infiammano la tensione sul posto e tra le fedi;
  1. disapprova la restrizione dell’accesso, da parte israeliana, alla Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif durante l’ Eid Al-Adha del 2015 e la successiva violenza e chiede a Israele, la forza occupante, di fermare tutte le violazioni contro la Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif;
  1. si rammarica profondamente per il rifiuto da parte di Israele di rilasciare visti agli esperti UNESCO responsabili del progetto UNESCO al Centro per i manoscritti islamici nella Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif e richiede a Israele di rilasciare i visti agli esperti UNESCO senza restrizioni;
  1. si rammarica per i danni causati dalle forze israeliane, specialmente dal 23 agosto 2015, agli ingressi storici e alle finestre della moschea al-Qibli all’interno del complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif e riafferma, a tale riguardo, l’obbligo di Israele di rispettare l’integrità, l’autenticità e l’eredità culturale del complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif, come riflesso dallo status quo storico, come luogo di culto musulmano e parte integrante di un sito patrimonio dell’umanità;
  1. esprime la sua profonda preoccupazione per la chiusura e il divieto israeliani del restauro dell’edificio della Porta Al-Rahma, uno degli accesso al complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif, e sollecita Israele, la forza occupante, a riaprire la Porta e a fermare il blocco dei necessari lavori di restauro, in modo da poter riparare il danno causato dalle condizioni atmosferiche, in particolare l’infiltrazione d’acqua delle stanze dell’edificio;
  1. chiede anche a Israele, la forza occupante, di fermare il blocco dell’esecuzione immediata di tutti e 18 i progetti di restauro hashemiti dentro e intorno al complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif;
  1. deplora la decisione israeliana di approvare un piano per costruire una funivia a doppia linea a Gerusalemme Est e il cosiddetto progetto “Liba House” nella Città Vecchia di Gerusalemme come anche la costruzione del cosiddetto “Kedem Center”, un centro visitatori vicino al muro sud del complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif, la costruzione dello Strauss Building e il progetto dell’ascensore nell’Al-Buraq Plaza “Western Wall Plaza” e sollecita Israele, la forza occupante, di rinunciare ai progetti summenzionati e di fermare i lavori di costruzione conformemente ai suoi obblighi secondo le relative convenzioni, risoluzioni e decisioni UNESCO;

I.B.2 La salita alla Porta Mughrabi nel complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif

  1. riafferma che la Scala Mughrabi è una parte integrale e inseparabile del complesso della Moschea di Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif
  1. prende nota del 16° rapporto di monitoraggio rafforzato e di tutti i rapporti precedenti, assieme ai loro addenda preparati dal Centro del Patrimonio Mondiale così come ai rapporti sullo stato di conservazione presentati al Centro del Patrimonio Mondiale dal Regno hashemita di Giordania e dallo Stato della Palestina;
  1. disapprova le continue misure e decisioni unilaterali israeliane riguardanti la salita alla Porta Mughrabi, inclusi i lavori più recenti condotti all’ingresso della Porta Mughrabi nel febbraio 2015, l’installazione di un ombrellone presso quel’ingresso così come la creazione imposta di una nuova area di preghiera giudaica a sud della Scala Mughrabi nell’Al-Buraq Plaza “Western Wall Plaza” e la rimozione dei resti islamici nel sito, e riafferma che nessuna misura unilaterale israeliana dovrà essere intrapresa in conformità al sui status e ai duoi obblighi derivanti dalla Convenzione dell’Aia del 1954 sulla Protezione di beni culturali nell’evento di un conflitto armato;
  1. esprime anche la sua profonda preoccupazione per la demolizione illegale di resti omayyadi, ottomani e mamelucchi così come per altri lavori e scavi intrusivi dentro e intorno al percorso verso la Porta Mughrabi, e chiede anche a Israele, la forza occupante, di fermare simili demolizioni, scavi e lavori e di rispettare i suoi obblighi derivanti dalle misure delle convenzioni UNESCO menzionate al paragrafo 2;
  1. reitera i suoi ringraziamenti alla Giordania per la sua cooperazione e sollecita Israele, la forza occpuante, a cooperare col dipartimento Awqaf giordano, in conformità ai suoi obblighi derivanti dalla Convenzione dell’Aia del 1954 sulla Protezione di beni culturali nell’evento di un conflitto armato e di facilitare l’accesso di esperti Awqaf giordani al sito coi loro attrezzi e materiali per poter eseguire il progetto giordano della Salita alla Porta Mughrabi, secondo le decisioni dell’UNESCO e del Centro del Patrimonio Mondiale, in particolare 37 COM/7A.26, 38 COM/7A.4 e 39 COM/7A.27;
  1. ringrazia il Direttore Generale per la sua attenzione alla delicata situazione di questo argomento e le chiede di intraprendere le misure necessarie per poter eseguire il progetto giordano della Salita alla Porta Mughrabi;

I.C. Missione di monitoraggio reattivo UNESCO nella Città Vecchia di Gerusalemme e le sue Mura e incontro degli esperti UNESCO sulla Salita Mughrabi

  1. sottolinea ancora una volta la necessità urgente dell’esecuzione della missione di monitoraggio reattivo dell’UNESCO nella Città Vecchia di Gerusalemme e le sue Mura;
  1. nota, con profonda preoccupazione, che Israele, la forza occupante, non ha ottemperato a nessuna delle 12[i] decisioni[i] Le 12 decisioni del Comitato Esecutivo: 185 EX/Decision 14, 186 EX/Decision 11, 187 EX/Decision 11, 189 EX/Decision 8, 190 EX/Decision 13, 191 EX/Decision 9, 192 EX/Decision 11, 194 EX/Decision 11, 195 EX/Decision9, 196 EX/Decision26, 197 EX/Decision 32, 199 EX/Dec.19.1.del Comitato esecutivo così come delle sei[i] decisioni[i] Le sei risoluzioni del Comitato per il Patrimonio Mondiale: 34 COM/7A.20, 35 COM/7A.22, 36 COM/7A.23, 37 COM/7A.26, 38 COM/7A.4, 39 COM/7A.27.del Comitato per il Patrimonio Mondiale che richiedono l’implementazione della missione di monitoraggio reattivo nella Città Vecchia di Gerusalemme e le sue Mura;
  1. si rammarica del continuo rifiuto di Israele di agire in accordo con le decisioni dell’UNESCO e del Comitato per il Patrimonio Mondiale che chiedono un incontro di esperti UNESCO sulla Saluta Mughrbi e l’invio di una missione di monitoraggio reattivo alla Città Vecchia di Gerusalemme e alle sue Mura;
  1. invita il Direttore Generale a intraprendere le misure necessarie per rendere effettiva la summenzionata missione di monitoraggio reattivo in accordo con la decisione 34 COM/7A.20 del Comitato per il Patrimonio Mondiale prima della prossima sessione del Comitato Esecutivo e invita tutte le parti interessate a facilitare l’implementazione della missione e dell’incontro degli esperti;
  1. chiede che il rapporto e le raccomandazioni della missione di monitoraggio reattivo, così come il rapporto dell’incontro tecnico sulla Salita Mughrabi, siano presentati alle parti interessate;
  1. ringrazia il Direttore Generale per i suoi continui sforzi per rendere effettiva la summenzionata missione congiunta dell’UNESCO di monitoraggio reattivo e di tutte le relative decisioni risoluzioni UNESCO;

II

Ricostruzione e sviluppo di Gaza

  1. deplora i confronti militari dentro e intorno alla Striscia di Gaza e le vittime civili causate, incluse le uccisioni e i ferimenti di migliaia di civili palestinesi, inclusi bambini, così come il continuo impatto negativo sui campi di competenza dell’UNESCO, gli attacchi a scuole e altre strutture educative e culturali, incluse le infrazioni all’inviolabilità delle scuole della United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA);
  1. deplora con forza il blocco continuo da parte israeliana della Striscia di Gaza, che ha effetti dannosi sul movimento libero e continuo di personale e articoli umanitari così come il numero intollerabile di vittime tra i bambini palestinesi, gli attacchi a scuole e altre strutture educative e culturali e il divieto di accesso allo studio, e chiede a Israele, la forza occupante, di interrompere immediamente tale blocco;
  1. reitera la sua richiesta al Direttore Generale di migliorare, quanto prima possibile, l’Antenna UNESCO a Gaza per poter assicurare la pronta ricostruzione di scuole, università, siti culturali, istituzioni culturali, centri di comunicazione e luoghi di culto che sono stati distrutti o danneggiati nelle consecutive guerre a Gaza;
  1. ringrazia il Direttore Generale per l’incontro informativo tenuto a Marzo 2015 riguardante l’attuale situazione a Gaza in relazione alle competenze UNESCO e il risultato dei progetti condotti dall’UNESCO nella Striscia di Gaza-Palestina, e la invita ad organizzare, appena possibile, un nuovo incontro informativo sulle medesime questioni;
  1. ringrazia, inoltre, il Direttore Generale per le iniziative che sono già state rese effettive a Gaza nei campi di educazione, cultura e infanzia, e per la sicurezza dei reporter, e auspica che continui il coinvolgimento attivo nella ricostruzione degli elementi culturali e scolastici danneggiati di Gaza;

III

I due siti palestinesi di Al-Haram Al Ibrahim/Tomba dei Patriarchi ad Al-Khalil/Hebron e la moschea Bilal ibn Rabah/Tomba di Rachele a Betlemme

  1. riafferma che i due siti in oggetto, situati ad Al-Khalil/Hebron ed a Betlemme sono parti integranti della Palestina; 
  1. condivide la convinzione affermata dalla comunità internazionale secondo cui i due siti sono significativi per Giudaismo, Cristianesimo e Islam;
  1. disapprova fortemente l’attuale prosecuzione illegale degli scavi, lavori e costruzione di strade private per i coloni da parte di Israele e di un muro di separazione all’interno della Città Vecchia di Al-Khalil/Hebron, che influenza dannosamente l’integrità del sito, e la conseguente negazione della liberta di movimento e della libertà di accesso a luoghi di preghiera e chiede ad Israele, la forza occupante, di porre fine a tali violazioni in accordo con le disposizioni delle rilevanti convenzioni, risoluzioni e decisioni UNESCO;
  1. deplora profondamente il nuovo ciclo di violenza, iniziato nell’Ottobre 2015, nel contesto di una costante aggressione da parte dei coloni Israeliani e altri gruppi estremisti contro i residenti palestinesi, inclusi alunni, e chiede anche alle autorità israeliane di prevenire tali aggressioni;
  1. denuncia l’impatto visivo del muro di separazione nel sito della Moschea Bilal Ibn Rabaḥ/Tomba di Rachele a Betlemme, cosi come lo stretto divieto di accesso ai fedeli palestinesi cristiani e musulmani al sito, e chiede alle autorità israeliane ti riportare il paesaggio al suo carattere originale e rimuovere il divieto di accesso ad esso;
  1. condanna profondamente il rifiuto israeliano di ottemperare alla disposizione 185 EX/Decisione 15, che chiedeva alle autorità israeliane di rimuovere i due siti palestinesi dal proprio patrimonio culturale nazionale e chiede alle autorità israeliane di agire in accordo con tale decisione;

IV

  1. decide di includere questi argomenti nell’agenda della 201a sessione in un punto intitolato “Palestina Occupata”, e invita il Direttore Generale a presentarvi un rapporto sui progressi relativi alla questione.

Voti a favore: Algeria, Bangladesh, Brasile, Chad, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, Iran, Libano, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Russia, Senegal, Sud Africa, Sudan e Vietnam.

Voti contrari: Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.

Astenuti: Albania, Argentina, Cameron, El Salvador, Francia, Ghana, Grecia, Guinea, Haiti, India, Italia, Costa d’Avorio, Giappone, Kenya, Nepal, Paraguai, Saint Vincent e Nevis, Slovenia, Korea del Sud, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda e Ucraina.

Assenti: Serbia e Turkmenistan.

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