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Calpesteremo strade disperate,
eredità di giorni senza fine,
con passi incerti, orme scollegate
ostaggi di speranze irte di spine.

Scortati da follie, lugubri ondate,
sui nostri cuori s’infrange un confine
intessuto di lutti e cose amate
che quasi sempre soffrono per prime.

Canti che nascono in gole ormai morte,
muti, invisibili, senza futuro;
per noi non cambia nulla, stessa sorte

e nulla condurrà al porto sicuro.
Meglio non fossimo nati alla morte,
figli negletti dentro un sogno oscuro.

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