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Il 4 marzo prossimo si voterà per le elezioni politiche.

Ho letto i programmi dei partiti più importanti (qui l’elenco di tutti i partiti coi relativi programmi) e ho deciso che voterò per +Europa. Ha il programma che rispecchia meglio le mie idee e i miei ideali. Inoltre, non fa promesse a vanvera, utili per accalappiare i voti degli ignoranti, ma sembra guardare a lungo termine (almeno, per come la vedo io). Certo, quel partito non avrà alcuna possibilità di raggiungere percentuali importanti in un Paese come l’Italia, un Paese diviso tra antifascisti, fascisti e idioti, ciascuno col suo partito di rappresenzanza, ma non posso non votarlo. Non posso non votarlo perché il mio voto, l’unico strumento a mia disposizione per esercitare il mio potere di cittadino di uno Stato democratico, è, al contempo, anche una responsabilità, una importante.

Infatti, ragionando per assurdo, il 5 marzo l’Italia si potrebbe risvegliare con un governo di destra (apertamente razzista, fascista e composto da gente stupida) o, Dio non voglia, con un governo Di Maio (apertamente incapace, pieno di arrivisti e composto, anch’esso, da gente stupida).

Per quanto anche un governo guidato da questo PD non sia una panacea, rimarrebbe comunque l’alternativa migliore per l’uomo di buonsenso.

 

La cosa importante è andare a votare. Chi non vota non ha diritto a lamentarsi se poi chi verrà eletto si rivelerà un disastro. Chi non vota non prende posizione, si comporta da vigliacco. Ci sono oltre 40 partiti in lista. E, quindi, 40 programmi. Ci sarà pure qualcosa che risponda alle aspettative che ogni cittadino nutre, no?

Non mi interessa in questo sito discutere della mia scelta, assolutamente. Riprendo, mutatis mutandis, l’elenco dei motivi da un mio vecchio post:

  • chi ha svolto le sue ricerche ha già preso la sua decisione, quale che che sia;
  • chi ha deciso per chi votare non può, in nessun modo, essere convinto a cambiare idea;
  • chi non ha svolto ricerche e non si è informato voterà in base a come si sentirà quel giorno o in base a quello che consiglieranno gli amici;
  • non ha alcun senso discutere con chi strepita per l’uno o l’altro dei partiti e poi, il 4 marzo, sarà a casa a grattarsi la pancia o in montagna a sciare.

 

L’Italia è una democrazia occidentale. Molta gente non si rende conto di essere fortunata a essere nata in Italia. Ci sono problemi, vero. Ci sono crimini, verissimo. La corruzione, soprattutto dei politici, è evidente (anche se la corruzione che dovremmo odiare come la peste è quella degli ingranaggi della burocrazia, il piccolo impiegato che ti ritarda una pratica fino a quando la mazzetta non è giusta, per esempio). La situazione economica non è delle migliori, e il lavoro, e gli immigrati, e così via. Tutto vero, non discuto. La situazione è pesante. Ma (ed è un MA enorme), è un fatto palese che non fare nulla non cambia la situazione di una virgola (né in peggio, né in meglio).

E questa è una mancanza imperdonabile.

Non votare in questa situazione è molto più che irresponsabile. É dannoso! Il rischio che corre l’Italia è quello di trasformarsi da macchietta tra i Paesi occidentali in un paria dei Paesi occidentali.

Vi invito a considerare il caso della Gran Bretagna, a tal proposito. Con un referendum è stata decisa l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito. Tale esito, in gran parte, è dovuto ai seguenti motivi:

  1. a) propaganda ingannevole da parte di coloro che campagnavano per l’uscita dall’UE;
  2. b) ignoranza degli elettori (in molti non avevano idea di cosa fosse l’UE e di quali effetti avesse sul loro Paese);
  3. c) indifferenza al voto da parte di chi aveva più da perdere (soprattutto i giovani).

I risultati del disastroso esito del referendum per la GB sono sotto gli occhi di chiunque abbia un’intelligenza minima.

Se i tre punti di cui sopra vi suonano familiari, avete ragione. É esattamente la stessa situazione dell’Italia. Tutti i partiti, tranne poche eccezioni, stanno conducendo una campagna elettorale basata su bugie, falsità e tesa a sfruttare l’ignoranza degli elettori i quali, per reazione, decidono di non votare.

Questo non va affatto bene.

Abbiamo la fortuna di vivere in una democrazia e il voto è una di quelle cose che fa parte del pacchetto “democrazia”, assieme a tutta una serie di libertà individuali (i diritti costituzionali). Trovo anche che, essendo il voto un diritto acquisito da tempo e ormai scontato, almeno in Italia, non sia necessario sperticarsi in retoriche da lotta di classe o in commemorazioni di partigianesimi vari per ricordare quanto sia importante esprimere il proprio voto durante un’elezione. Il mio punto è molto più semplice: votare è un dovere utile.

Il voto, infatti, è l’unico mezzo lecito che ha un cittadino maggiorenne di fare sentire il peso della propria decisione e rinunciarvi è una scelta da cazzoni irrecuperabili.

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