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Di recente in Italia si sono verificati diversi episodi di aggressioni a neri, rom e italiani di origine straniera. Visto che ci ritroviamo col governo più razzista dai tempi di Mussolini la cosa mi stupisce poco.

Stamattina ho letto un articolo del Post in cui, dati alla mano, si giungeva alla conclusione che non si possa dichiarare senza il minimo dubbio che l’Italia sia diventato un paese razzista. Naturalmente non si può dichiarare una cosa simile “senza il minimo dubbio”, dato che, almeno per adesso, per ogni italiano razzista ne esistono almeno due che non lo sono. Per ora.

Tuttavia, è innegabile che dalla campagna elettorale per le elezioni del 2013 in poi l’aria che si respira nel paese sia piena di diffidenza, ostilità e aggressività non più repressa da un legittimo stigma sociale.

Tutto ciò è foraggiato da persone (politici, giornalisti, talk show, semplici cittadini, troll varii) abili a manipolare lo spaventoso livello di ignoranza intrinseco all’italiano di oggi.

È di pubblico dominio che l’Italia sia un paese in cui gran parte dei cittadini manifesta gravi difficoltà a capire un discorso o testo più complesso di una comunicazione elementare. Proprio tale difficoltà è sfruttata dalle forze che sembrano dominanti oggi per consolidare le fondamenta del loro potere, cioè l’approvazione delle masse.

Ecco perché leader di partito come Matteo Salvini ricorrono a un linguaggio violento, semplice e ai limiti della violenza per comunicare con la gente attraverso social media e televisione. Hanno capito che queste tecniche hanno un impatto incredibilmente vasto e che arrivano con successo lì dove un discorso articolato e supportato da argomenti validi non ha speranza di arrivare, cioè nella testa dell’elettore medio. L’elettore medio si informa su facebook, considera le elezioni al pari di una partita di calcio, ha difficoltà a capire informazioni complesse e non si prende la briga di leggere i programmi elettorali dei vari candidati (per quanto non li capirebbe comunque, visto il punto precedente).

È ovvio che per convincere questo genere di elettore siano necessarie formule di comunicazione basilari, semplici, espresse con terminologie terra terra o slogan (esempio: “prima gli italiani”, “basta invasione”, ecc…). In questo modo si genera un senso di paura verso tutto ciò che richiede spiegazioni più articolate (esempio: i vaccini, la distinzione tra rifugiato e migrante economico, il concetto di “extracomunitario”, e così via) e, al contempo, si offrono soluzioni facili a problemi complessi (esempio: “aiutiamoli a casa loro”, ma senza spiegare come e con quali mezzi).

Si noti, però, che gli italiani non si stanno abbrutendo solo nella loro funzione di elettori, tutt’altro. In parallelo alla campagna condotta contro la inesistente invasione da parte di africani e arabi (e alcuni includono i rom) assistiamo anche a un diffondersi della discriminazione femminile, più o meno diretta, a tutti i livelli. Si pensi, per esempio, alle differenze di salario e alla difficoltà di accedere a un posto di lavoro (si sa, una donna può avere bambini, quindi è un investimento a rischio), all’umiliazione di dover accettare comportamenti discriminatori da parte di datori di lavoro o colleghi per non perdere il posto di lavoro o l’illazione di essersi prestata a pratiche sessuali per ottenerlo (“di sicuro l’avrà data a qualcuno”) , al richiamo (anche da parte di politici di primo piano) al valore della “famiglia tradizionale”, con enfasi particolare sul ruolo della donna in quanto “madre”(tema che dispensa la sua discriminazione anche agli omosessuali), alla tendenza ad incolpare la vittima nei casi di stupro (“se l’è cercata!”), all’utilizzo del corpo femminile nelle campagne pubblicitarie. Tutto ciò è davanti agli occhi di tutti, è palese.

Quello che colpisce, qui, non è tanto il fenomeno in sé, presente da sempre in una società ancora profondamente maschilista nella sostanza (e nelle convinzioni), ma il fatto che la cosa tende a essere accettata come normale anche da molte donne. E a poco servono manifestazioni clamorose da parte di femministe esaltate, più controporoducenti che efficaci.

Infine, l’Italia è un paese per vecchi. Per certi versi è questo il problema più grave, perché colpisce direttamente e duramente il futuro della nazione (Gli italiani di oggi vivono a spese di quelli di domani). L’Italia è un paese che agevola i vecchi ovunque sia possibile, a discapito delle generazioni successive.

Si pensi al sistema pensionistico. Ogni anno l’Italia spende per le pensioni una somma di denaro spaventosamente alta (credo una delle più alte al mondo) e non si intravede uno spiraglio di cambiamento. Nemmeno l’attuale governo ha il coraggio di affrontare il tema. E non mi si parli del recente taglio ai vitalizi dei politici che non sono altro che un mezzo per convincere la gente che si sta facendo qualcosa. Il sistema è più o meno questo: convincono la gente che i politici sono il nemico, la causa di tutti i mali del paese e colpiscono quelli che non sono più in politica, magari da venti, venticinque anni. Oltre a rappresentare un risparmio irrisorio rispetto a quanto spende il paese in previdenza ogni anno, questi tagli non sono nemmeno collegati alle pensioni dei cittadini, dato che i vitalizi non sono erogati dall’Inps. Quindi, pura propaganda.

Le pensioni degli italiani sono una delle maggiori cause delle condizioni economiche attuali del paese. Infatti, da decenni ormai le spese sostenute dall’Inps sono maggiori delle entrate e per coprire le pensioni, ed è lo Stato che deve versare parte di altri contributi nelle casse della previdenza (da quanto ricordo si tratta più o meno di un 30% del totale. Qui potrete trovare qualche numero). Dovendo dirottare tali somme da altri contributi, le esigenze che quelli devono coprire si trovano scoperte, in un effetto cascata che va a toccare ogni cosa.

Comunque, non è questo il punto. Quello che voglio sottolineare è che la spesa per le pensioni supera di gran lunga quella per le politiche dedicate ai giovani (“una spesa sociale squilibrata”).

 

Tutto questo mi porta a fare una considerazione: In Italia hai più probabilità di non essere discriminato se hai un pene bianco e vecchio.

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