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Sono lunghe le notti di tormento.
Temo il sonno. Sospiro nell’oscuro
ricordare quell’ultimo momento,
quando si spense tutto e calò il buio.

Fu lì che s’iniziò il mio lamento,
la fine d’ogni speranza e futuro.
Fu lì che si mutò in turbamento
il mio sentire, cinto da un gran muro.

Non già mattoni, o calce, o marmo, o sasso.
Soltanto rovi, coperti di spine
sicch’io possa vedere a un solo passo

colei per cui non smetto di soffrire,
ma senza mai raggiungerla. Son lasso.
È andata, e a me non resta che dormire.