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Mi porto dentro un pensiero ostinato,
uno di quelli che non mi dà pace,
che soffoca e che lascia senza fiato,
che urla, mentre tutto il resto tace.

È come un vento caldo e delicato,
ricorda una carezza, oppure un bacio,
ma taglia come un rovo avvelenato,
scava la carne e ustiona come brace.

È quando, al vespro, la sera si stanca,
s’appressa il ricordare doloroso.
Un viso, sguardo scuro, pelle bianca.

È notte ormai. C’è un cielo tenebroso
e vuoto. Tutte le stelle mancano,
anche quella che cerco speranzoso.

La penso, ma non oso
farlo più forte. Trattengo lo spirito,
consumato da lacrime e sospiri.