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L’atmosfera in questo paese sta diventando veramente tossica.
E non parlo dell’aria che respiriamo, che pure fa schifo.
No. Parlo del clima fecale che si sta diffondendo come un incendio doloso.
Ovunque si guardi, sempre più persone riescono a vivere la loro vita solamente esternando astio, rabbia e bile. Per strada, al bar, sui mezzi pubblici, nei locali, sui giornali, sui social network.

È un fatto incontrovertibile che la causa principale di questo mutamento nella società italiana sia un progressivo sdoganamento di linguaggi e comportamenti violenti, soprattutto da parte di politici molto in vista (evito di riproporre i nomi, tanto sapete tutti di chi parlo). L’utilizzo di violenza verbale, denigrazione, emarginazione, colpevolizzazione della vittima, battute sessiste o razziste (che spesso sono accolte da risate), di volta in volta indirizzate contro determinate categorie di individui (donne, LGBT, immigrati, donne, scienziati, donne, meridionali, disoccupati, banche, donne, i “poteri forti”, etc.), il fatto che nessuno di questi episodi sia duramente sanzionato (né con l’applicazione delle leggi, né con lo stigma sociale che meriterebbe grandemente) l’istigazione a vedere in chi vive in modo differente, anche solo di poco, un nemico, un responsabile, un colpevole; tutto ciò fornisce a un determinato tipo di individuo la stampella psicologica di cui ha bisogno per comportarsi allo stesso modo, costituisce l’interruttore che accende il circuito dell’amoralità. L’apparente forza, l’impunità, la presunta superiorità, questi sono i bocconi gustosi e succulenti che alimentano la macchina dell’odio che si cela in questi individui. Sia chiaro, quasi nessuno ammetterà che si tratti di odio, percependo e difendendolo, di volta in volta, come un’innocua opinione personale, una legittima considerazione o in qualsiasi altro modo che fornisca un alibi alle proprie parole, alla propria coscienza. Altri, invece, rivendicheranno con stolido orgoglio il proprio odio, sentendosi parte del branco più forte, apparentemente legittimato a dominare sugli altri e più degno di rispetto (“prima gli italiani”, per esempio). E le discussioni che ne nascono sono inutili, irritanti e, tutto sommato, servono solo a convincerli ancora di più che il labirinto di specchi in cui sono persi sia la realtà.

Un’altra verità innegabile è che l’Italia stia vivendo, da molti anni ormai, una situazione di disagio economico diffuso, di scarsa o nulla innovazione tecnologica, di una spaventosa stagnazione di idee e pensiero e, più in generale, di un progressivo allontanamento da molte delle qualità che rendono una persona moralmente irreprensibile. Il livello culturale di questo paese si sta appiattendo su ideologie ingessate e artritiche, su posizioni estreme ed estremiste, su fanatismi religiosi e sociali che si autoalimentano creando in continuazione i propri nemici (necessari, anzi, fondamentali per la loro stessa esistenza). Qualsiasi cosa accada, esiste sempre qualcun altro che ne è responsabile. Che sia lo Stato, la Provincia, il Comune, l’UE, la Germania, l’America, la Russia, gli alieni o le scie chimiche… non importa. Ma voler identificare a tutti i costi un unico e inconfondibile colpevole, anche quando ci si trova davanti a una situazione complessa in cui molte cause concorrono a creare i presupposti di una determinata situazione, è un espediente molto utile quando non si vuole davvero trovare una soluzione e lasciare che nulla cambi. Si innesca una sorta di pensiero binario (bianco o nero, colpevole o innocente, buono o cattivo, italiano o straniero, cittadino o parassita, e così via).

Ecco, questo è l’humus in cui sta crescendo il futuro dell’Italia.

E non ci vedo molto da ridere.

*

Mi torna in mente parte del testo di una canzone della fine degli anni 80:

Blame it on the rain that was falling, falling
Blame it on the stars that didn’t shine that night
Whatever you do, don’t put the blame on you
Blame it on the rain, yeah yeah

Come on and blame it on the rain
‘Cause the rain won’t mind
And the rain don’t care

Come credo sappiate tutti, anche i Milli Vanilli erano falsi, dopotutto.