Amore, non avere

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Dopotutto, che cos’è l’amore?
É forse la paura di morire soli?
O l’ossessione?
Sentirsi soli quando non la vedi?
O l’illusione?
Quante domande, quante non-risposte.
Non so che sia l’amore, quello grande,
solo solo cosa sia l’amore mio.
Amore è nel pensarla, è vivere lontano,
eppure vicino.
Amare è la presenza nei tuoi sogni
stancarsi in lunghe passeggiate mai accadute.
É perdere un respiro quando arriva
e un battito del cuore quando va.
Non è presenza,
né possesso,
né volere;
è sapere che sorride, che è felice
ed esserne felice.
Amare è sapere,
non avere.

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Come un’onda muore sulla spiaggia

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Le cicatrici sull’anima bruciano,
burroni di nerezza e delusione,
e Morte marcia con sorriso truce.
Gusta già la sua cruda libagione.

Credevo, stolto, di avere una luce,
speranza di salvezza per un cuore
che non sa più d’amore ma di pece.
Solo uno sciocco preso d’illusione.

Lame roventi aprono il costato,
mani di tenebra strappano tutto
lasciando un vuoto triste e desolato.

É dunque da accettare questo lutto
ché l’amore nutrito era dannato.
Non sopravvive un animo distrutto.

Quando si sveglia un uomo di latta

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Per fare la cosa giusta,
quella che evita gli errori,
manca la volontà.
E il coraggio.
Di strapparmi il cuore dal petto
e metterlo nel posto giusto,
quello che gli appartiene:
nell’umido,
coi vermi.

Storia d’amore di Re Billy il Triste

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All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me.

É il modo in cui sorridi, forse,
o quello sguardo nocciola così intenso.
Occhi dentro gli occhi. Quante volte
incisi a fondo. Non c’era timore,
né amore. Solo dolcezza,
tanta, tantissima e sempre.
Sei un dono. Immeritato.
Una specie di magia.
É il modo in cui mi sento, forse.
O forse solo un sogno.

tic tac, tic tac

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Mondi vuoti, infinitamente,
reclamano il premio.
Consumano i ricordi, giorno
dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno.
E io – vaso rotto –
perdo un po’ di me in ogni istante.
La paura immobilizza,
madre di dubbio e sconsolatezza.
Esploro dimensioni di dolore,
insospettate,
mi perdo in me stesso,
senza guida,
senza mappa né sentiero.
É il prezzo della libertà
– dal sistema.
Di stereotipi si muore.

Sud, Sud, Est

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Ho perso tanto in questa mezza vita,
ma lentamente mi scopro a rinascere.
Divampo d’un incendio senza fine,
e porto fiamme ardenti dentro l’anima.
Senza, però, subirne patimenti,
senza dolore, lacrime o lamenti.
Vivono in me, donandomi tepore,
brillano forti, calde come l’oro.
Quando la mente è persa, senza meta,
trovo conforto in esse, penso a loro,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

La prima nacque in tempi di letizia
– ero un ragazzo, pochi allora gli anni,
non più un infante e un uomo da scoprire –
ha nome d’Emozione, e non ha pari.
Fu Fiammetta nei miei componimenti
scritti col cuore, ma senza talenti.
Mi conquistò il suo tenero candore,
la sua dolcezza, il flebile dolore
della sua assenza, lieve come un petalo.
Ricordo, quando ancora m’addoloro,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

E pur se quella fiamma mai fu elisa,
s’accese in me quel fuoco divampante
che ha nome Amore e visse su quell’isola
che guarda a Scilla da lidi germani.
Oh, quanta gioia avevo in quei frangenti
soltanto nostri, ignari delle genti
che attorno noi correvano per ore.
Fu l’anima gemella, l’alba, il Sole.
L’affetto che ho per essa mi completa.
Con la sua voce, con le sue parole
mi rassereno e l’alma torna quieta.

Pur se la ruota gira e gira e gira,
restano accese le fiamme passate.
Loro sorella, la terza, Stellina,
è nuova vita e viene da lontano.
Mi scosse e devastò gli impedimenti
che avevo costruito nella mente.
Ogni suo gesto ridava calore
allo spirito vinto dal torpore,
ogni suo sguardo apriva un’altra crepa.
Mi dono a lei, senz’altro che passione,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

Io amo questa fiamma, una e trina.
Nessuna fu per me, né mai l’è stata.
Né doveva. Il fuoco che m’ispira
mi avvolge come un caloroso manto.
Non ho mai confessato i sentimenti,
non dissi, non potei fare altrimenti.
Sentivo piano, solo nel mio cuore,
senza spettacolo, senza clamore.
Pensarle è una carezza, come seta
sulla pelle. Pensarle mi consola,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

M’ardono in petto quei volti splendenti,
colmi di vita, e labbra sorridenti,
così piene di grazia e di colore,
voci come rugiada, fresco albore.
Ne sento ancora l’eco questa sera,
reclino il capo, cedo alla memoria,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

Le parole giuste

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Facevano bene, fiumi impietosi.
Faceva un gran male.
Lanciava macigni diretti all’anima,
senza errore di misura.
Giorni di eco.
Mi ha reso migliore,
– quasi normale –
ma senza amore, senza affetto.
Non era il cuore che parlava.

Patatine e un Happy Meal

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Non so cosa porterà il domani,
quell’inesorabile scrigno d’attese.
Ci saranno ancora piccoli gesti,
parole a stento sussurrate,
o lo sfiorarsi quasi per caso?
O solo un ricordo che sbiadisce?
Mi mancheranno ancora gli sguardi,
messaggi senza testo e suono?
Continuerò a cercare fuori,
nei volti e nelle movenze,
il mio cuore ammezzato?
E tu?
Tu riderai ancora?

elabi pote

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Certe vite avvengono soltanto,
fili spezzati della ragnatela
– tessiamo relazioni come ragni.
Toccano la realtà con leggerezza,
lassi impalpabili di tempo,
lasciando tracce dal destino breve.
Senti la vibrazione?
È il mio pensarti che ti sfiora
solo per morire in un istante,
impulso dell’inconscio.
Certe vite avvengono soltanto,
la mia per te, per me la tua.
Un oblio non maturato.
Non ancora.

Inutili speranze

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Vola con ali di piombo,
l’alma preda d’amorosi sogni.
E mentre tenta d’innalzarsi,
povero simulacro di piuma,
scendono lacrime amare.
Lavano col sale le ferite,
le spalle che si strappano agitate,
il viso percosso da pietre,
le mani segnate dall’unghia.
Non è dato a un’anima nera
raggiungere la luce.
Inane fu lo sforzo.