L’evoluzione del bradipo

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Un tempo c’erano i bradipi, i veri bradipi.
Calcolavano con precisione millimetrica la distanza a cui poggiare il telecomando per non dover allungare il braccio più del necessario. Si costruivano la tana intorno al divano, tutto a portata di mano. Nacque addirittura una scuola di pensiero di interior design adatto allo stile di vita del bradipo: il comodismo.

Così, il bradipo viveva la sua vita adattando a se stesso il mondo che lo circondava. Essere un bradipo era una scelta, una filosofia, uno stile di vita, era Destrezza 50. Il bradipo, consapevole della sua specialità rispetto ai non-bradipi, era orgoglioso della sua scelta, lo faceva sentire superiore. Otteneva la stessa soddisfazione dei non-bradipi senza sforzarsi troppo. Era, indubbiamente, l’esempio meglio riuscito di essere vivente e di risparmio energetico.

Poi venne il virus.

Improvvisamente tutti dovettero restare chiusi nelle loro tane e, per forza di cose, imbradipirsi. Il bradipo, sconcertato da questa novità, non riusciva a capacitarsi del fatto che adesso tutti sarebbero stati come lui, che lui non sarebbe stato più speciale e superiore.
Ed ecco che la natura, la grande macchina che coordina e governa tutto, fece il suo miracolo: il bradipo evolse. Lentamente, un passo alla volta, il bradipo si accostò al suo pc e iniziò a realizzare che esisteva un mondo lontano dal suo divano. All’inizio impacciato e dubbioso, pian piano il bradipo si rese conto che poteva comunicare con gli altri bradipi (che lo erano per scelta o costrizione) e prese confidenza con questa nuova realtà.
Da un giorno all’altro sviluppò straordinarie capacità comunicative, impensabili fino a poco tempo prima. Poteva trasmettere la sua saggezza agli altri bradipi, educare quelli nuovi al bradipismo, consigliando e insegnando. Era di nuovo superiore.
Ma c’era qualcosa che lo continuava a turbare.
Perché mai adesso tutti erano diventati bradipi? Di sicuro c’era qualcosa di strano in tutto questo, qualcosa di poco chiaro. Quindi, il bradipo iniziò a cercare informazioni.
Si accorse di non essere il solo a pensare che ci fosse qualcosa che non andava nel modo in cui si stavano sviluppando le cose. Questo lo rinfrancò non poco. Quindi iniziò a dialogare con chi condivideva la sua stessa sensazione. La cosa ebbe anche un effetto secondario, non trascurabile. Si accorse che in giro c’erano delle splendide bradipe e in lui iniziò a scatenarsi l’ormone.
Era compiaciuto del fatto che le bradipe mostrassero apprezzamento per quello che lui diceva. Notò che più si dimostrava duro e intransigente e più le bradipe (e gli altri bradipi, per quello che valeva) lo apprezzavano. In breve si creò una cerchia di bradipi-seguaci che condividevano tutto ciò che lui scriveva. Era diventato la mente del gruppo. Lui scriveva e gli altri spargevano il verbo.
Tuttavia, si accorse anche che non tutto ciò che scriveva veniva diffuso allo stesso modo. Questo lo deludeva e lo faceva arrabbiare. Quindi si concentrò sulle cose che i bradipi-seguaci condividevano di più. Vide che le condivisioni erano quasi istantanee e si rese conto che si trattava di una condivisione compulsiva. Nemmeno leggevano più ciò che scriveva.
Allora decise di fare un esperimento. Scrisse qualcosa di completamente inventato su un altro bradipo, che non gli piaceva, e lo diede in pasto ai suoi bradipi-seguaci. Funzionò a meraviglia! I bradipi-seguaci lo elogiavano per la sua saggezza e per averci visto chiaro. Tanto, dicevano, lo sapevano tutti che l’altro bradipo era un bradipo poco di buono, ma solo lui aveva avuto il coraggio di dire le cose come stanno. Si sentiva alla grande! Lo chiamavano coraggioso! Gli davano ragione! Lo amavano! Lo adoravano! Soprattutto le bradipe!
La sensazione di potere che provò non aveva precedenti. Con le sue sole parole poteva dominare il cuore degli altri bradipi. Non gli bastava, ne voleva di più.
Continuò la sua opera con grande gioia e soddisfazione, ma non aveva fatto i conti con un problema di cui si accorse molto presto: tra i suoi bradipi-seguaci c’erano alcuni che lo stavano imitando, diffondendo le loro invenzioni autonomamente. Ne fu oltremodo irritato. Il potere gli sfuggiva dalle mani. Se tutti potevano fare come lui, che senso aveva farlo?
Poi venne la noia.
La sua vita recente era stata accompagnata dal suono del successo, dal pling delle notifiche, ma ormai non rabbrividiva più per l’anticipazione di cosa avrebbe significato quel suono. Ormai non aveva più lo stesso valore che aveva avuto all’inizio.
Osservava con crescente indifferenza le reazioni dei suoi bradipi-seguaci, diradando sempre più la sua presenza. C’erano momenti in cui provava disgusto per la piaggeria di cui era oggetto, per l’abietta adorazione che i bradipi-seguaci provavano per lui. Non lo faceva più sentire superiore perché ormai riceveva la stessa cosa da tutti. Li odiava.
Lo irritava anche il fatto di essere diventato distratto. C’erano giorni in cui doveva alzarsi per prendere il telecomando. Una cosa che non gli sarebbe mai accaduta quando era un vero bradipo, non quello che era adesso, comunque lo si volesse chiamare.
Decise che era ora di mettere fine a tutto e scrisse ai suoi bradipi-adepti. Ma, con orrore, ricevette solo insulti in risposta. Accuse di non avere coraggio, di non lottare per i suoi bradipi-seguaci, di essere un traditore dei suoi stessi principi, di essere un servo del sistema. Principi? Sistema? Ma lui non aveva mai parlato di queste cose. Si, aveva inventato storie divertenti su altri bradipi, ma era solo per scherzare. Lo facevano tutti ogni tanto, no? Principi? Sistema? Non riusciva a capire di cosa stessero parlando.

Un giorno gli cadde lo sguardo sul divano e fu sommerso dalla nostalgia per la sua vita precedente. La sua mente fu colma dei ricordi delle giornate passate su quell’isola sicura, quel mondo controllato. Stava bene allora, senza seguaci, ma bene.
Si alzò dalla sedia…

Se non nel cuore

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Alcuni giorni portano mestizia,

altri ricordi […] o mancanze [_].

Ogni cosa cambia,

restando sempre uguale,

tu non sei più tu, eppure lo sei sempre

_sempre lo sarai_

come io t’amerò sempre, qualunque cosa tu dica.

Certe cose ci corrono contro, non si scappa, non c’è scampo, colpiscono,

|mettono radici|

 

Anche da lontano restami vicina,

con la mente, e tienimi nei ricordi

se non nel cuore.

Non serve il tempo a chi s’ama da lungi

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Non serve il tempo a chi s’ama da lungi,
ch’un attimo trascende l’infinito,
non turba ‘l core l’esser discongiunti
non teme il vuoto l’animo compito.

Sul vento arriva il tuo pensiero, giungi
alla mia vita, diventi il mio rito;
quel vento che da sempre ci ha congiunti
soffia nel petto, rendendomi ardito.

Come una luce sconfigge la tenebra
così pensarti illumina il mio volto;
come un secchio ricolmo più non tiene

così riverso all’aria il mio raccolto
di calde sensazioni e dolce e lieve
s’innalza allora un canto che fu morto:

Ed ecco che, risorto,
mi volgo a te e il mondo è senza tempo
senza sostanza, refolo di vento.

Citazione

Gommalacca 18 – I Malicorne — Il Blog di Out

Una nuova collaborazione col Blog di Out. Folk francese, l’avete mai ascoltato? Ecco l’occasione giusta per entrare in questo mondo affascinante con uno dei gruppi iconici del genere.

https://www.mixcloud.com/widget/iframe/?feed=https%3A%2F%2Fwww.mixcloud.com%2FOutfanzine%2Fgommalacca-18-i-malicorne%2F&hide_cover=1&mini=1

Uno dei gruppi più eclettici e geniali della storia della musica, che ha un piede nel folk e uno nella modernità rock: sperimentazioni, voci, psichedelia, questi erano i grandissimi Malicorne di Gabriel Yacoub, che i due Francesco (WM + Francesco Vitellini di Strinature di Saggezza) proveranno a riassumervi. ASCOLTA E SCARICA LA TRASMISSIONE DA QUI […]

via Gommalacca 18 – I Malicorne — Il Blog di Out

 

Costruire nel Medioevo: parte I (abitazioni in legno o legno e terra)

Continua la serie di articoli sugli aspetti della vita nel Medioevo. In questo articolo ho descritto alcuni tipi di abitazioni in legno comuni in epoca medievale.

Merulus fecit

La costruzione di case nel Medioevo è un argomento
estremamente vasto e non posso qui trattarlo nella sua completezza. Proverò a
offrire al lettore una panoramica delle topologie di edifici più comuni.
L’argomento “abitazioni” verrà suddiviso in tre articoli:

  • abitazioni in legno o legno e terra
  • abitazioni in pietra
  • abitazioni nelle città

Questo permette di avere una visione più chiara e schematica
di un argomento che presenta varianti pressoché infinite.

Abitazioni
in legno o legno e terra

Quando pensiamo a un edificio medievale tendiamo a immaginarlo
di pietra. Questo accade perché quelli che ancora esistono sono in massima
parte costruiti in quel materiale, ma si tratta di edifici di potere (castelli,
chiese, palazzi nobiliari) e pubblici. Le abitazioni normali, per così dire,
invece, erano costruite in prevalenza con materiali deperibili, soprattutto
legno, e ben poco è sopravvissuto allo scorrere del tempo. Tuttavia, esistono
testimonianze e importanti studi che indagano questo…

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Là, more! Una cosa meravigliosa.

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A volte la fortuna mi sorride.
Riesco a vedere i tuoi occhi brillanti,
sembrano i fari della Uno Turbo.
Appena calmo il mio cuore impazzito
come una lavatrice sgarrupata,
sei già passata, un punto in lontananza,
impennando con stile al tuo passaggio
ed alzando, solenne, un dito medio.

Cari nipoti,

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Cari nipoti,

negli ultimi giorni ho riflettuto molto sul mondo in cui state crescendo.

Quando io ero poco più grande di voi, nel 1989, cadde il muro di Berlino. Ho pianto per la caduta del Muro, lacrime di gioia, lacrime da ragazzino, certo, ma di gioia. Sapevo bene cosa significasse quell’evento. Vidi nel TG i berlinesi abbracciarsi in lacrime e festeggiare, notai con quanto odio i martelli si abbattevano su quella barriera di cemento armato. Sentivo nel mio cuore di ragazzino che stavo assistendo alla storia in diretta.

L’anno dopo ci fu la prima Guerra del Golfo. Ormai frequentavo il Liceo, ogni mattina, prima di andare a scuola, controllavo l’andamento della guerra su canale 5. La “prima guerra in diretta televisiva”, così l’hanno chiamata. Di nuovo la sensazione di assistere a qualcosa di epocale.

Quello dopo ancora scoppiarono le guerre jugoslave (che si sarebbero protratte per dieci anni) e sempre nel 1991 iniziò la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

L’anno successivo, il 1992, scoppiò Tangentopoli.

Tutte queste cose sono successe tra il mio 12° e 15° compleanno.

Queste sono solo alcune delle cose che sono successe durante i miei primi anni di vita. Cose grandi, ma lontane da quella Calabria in cui mi ero trasferito da poco. Eventi che accadevano in un mondo per molti versi molto più primitivo di oggi, molto più diviso.

Oggi penso a voi e al mondo in cui state vivendo.

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L’igiene nel Medioevo

Inizia oggi il mio lavoro su Merulus fecit, il mio sito dedicato alla rievocazione storica medievale e alla storia medievale in generale.

Merulus fecit

Ogni tanto ricapita di dover affrontare uno degli stereotipi più duri a morire sul Medioevo europeo: la presunta scarsa pulizia di chi viveva all’epoca. Si pensa che i medievali fossero costantemente sporchi, che puzzassero da fare schifo, che le strade fossero simili a cloache a cielo aperto e che si lavassero, se proprio dovevano, una o due volte l’anno, magari in un fiume o in uno stagno. A questo immaginario collettivo contribuiscono, ça va sans dire, tutte le rappresentazioni televisive e cinematografiche tanto diffuse oggi. Se ci aggiungiamo anche la poca propensione delle persone a cercare di informarsi (vuoi per pigrizia, vuoi per ritardi culturali), alla fine non ci rimane altro che la desolazione dello stereotipo. Eppure, la gente si lavava anche nel Medioevo e si curava della propria persona come si fa oggi (per alcune cose direi anche meglio).

La pulizia del corpo e l’igiene erano concetti ben…

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Tournai, inizia lo smantellamento del Pont des Trous. Qualche informazione sul caso.

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Il 4 agosto 2019 è iniziato lo smantellamento del Pont des Trous (Ponte dei Buchi) a Tournai, Belgio.

Non un ponte nel vero senso della parola, in realtà, il Pont des Trous era una porta acquatica delle antiche mura cittadine che controllava l’accesso alla città dal fiume Schelda. È uno dei monumenti importanti della città, assieme alla Grand Place e alla Cattedrale di Notre-Dame.

Il Pont des Trous nel 1892. Si noti l’altezza dell’arcata centrale.

Costruito nel tredicesimo secolo, nel 1940 il Pont fu fatto saltare durante la Seconda Guerra Mondiale e l’intera arcata centrale fu distrutta.

Il Pont des Trous nel 1940 con l’arcata centrale distrutta

 

Qualche anno dopo (1948), fu ricostruito aumentando l’altezza dell’arcata centrale di 2,4m e abbassando le torri laterali di 1m. Queste modifiche si erano rese necessarie per permettere il transito di navi più grandi al di sotto di esso sul fiume Schelda. E dato che il ponte era distrutto e bisognava ricostruirlo, si pensò bene di farlo in modo avveduto.

Il Pont des Trous nel 2018. Immagine da Wikipedia. SI vede bene la modifica subita nell’altezza delle arcate e le torri più basse rispetto all’originale.

A gennaio del 2019, il consiglio comunale di Tournai ha deciso di procedere con la demolizione delle arcate centrali del ponte per ricostruirle, allargando ancora una volta l’arcata centrale, in modo da permettere il passaggio di navi da 2000 tonnellate (ad oggi il limite è di 1500 tonnellate).

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Come ghiaccio

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Goccia a goccia perde compattezza
e poi scorre e scorre
e scorre e scorre ancora.
Finché ciò che è non è
e ciò che non è
è, alla fine,
solo un cuore stanco
solo un’anima rotta
solo spirito domato
solo ghiaccio tra i denti.