Respiro

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Ti vedo nell’infinito istante che precede l’alba, impressa nel ghiaccio e nella neve.
Hai un nome?
Cos’è un nome, se non un confine tra ciò che sei e ciò che il mondo vuol farti essere?
Quando il vento soffia nella direzione giusta, hai un nome,
quando il tramonto avvolge l’anima coi suoi gialli, rossi e rosa, un altro,
e in quel volto pensoso affacciato alla finestra, un altro ancora che svanisce rapido,
come il tuo respiro sul vetro.

Quando afferri la mia mano

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Quando afferri la mia mano, è quella di mio padre,
callosa e rude, del cacciavite e della zappa,
che stringe e libera, che accarezza e trattiene;
quando parli al mio cuore, è quello di mia madre,
che ascolta e non giudica, che ama e non dimentica,
che batte per me, per te, che comprende tutti.

Alba, meriggio, tramonto

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Ho camminato nel fuoco,
lingue ardenti lambivano occhi, naso, labbra, capelli,
spalle, braccia, polsi, mani,
petto, schiena, fianchi, cosce, piedi,
ero fuoco e non mi sono bruciato.

Ho visto il mondo con gli occhi del falco, è tutto più bello dall’alto,
folli spirali e vertiginose,
sempre più in alto, a sfiorare le nubi,
sempre più in alto, a vedere il mondo intero,
sempre più in alto, in mezzo alle stelle,
ero universo e non mi sono perduto.

Ho respirato le stagioni
la rosa, il geranio, l’azalea,
l’agapanto, il gladiolo, la petunia,
l’ortensia, il ciclamino, la dalia
l’elleboro, la camelia, il bucaneve.

E sempre c’eri tu,
tu che sei fuoco, falco, agapanto,
tu che sei alba, meriggio, tramonto,
tu che sei ieri, oggi, domani.

Sempre

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Persuggo, non più infante, dal seno della memoria
miele amaro e dolce fiele, vita morta e morte viva,
amore e odio e amore e odio e amore,
e ancora amore,
e tu, non più cenere dispersa di ricordi di ricordi,
amata un tempo e amata ancora e sempre,
fulcro di promesse, di vita in morte e morte in vita,
miracolo concesso solo a pochi,
tu chiudi gli occhi,
condividi con me la tenerezza di giorni andati,
andati eppure eterni.

Online il mio sito da traduttore

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Qualcuno di voi forse saprà che sono un traduttore freelance.
Negli anni ho lavorato a numerose traduzioni, soprattutto letterarie, ma non solo.
Sono bilingue (tedesco/italiano) e sono fluente in inglese.
La mia carriera di traduttore è iniziata per caso.
Nel 2006 un amico mi ha chiesto se avessi voglia di tradurre un romanzo dal tedesco all’italiano. All’epoca lavoravo in un ufficio, ma l’idea mi intrigava e, così, ho accettato. Complice anche l’inesperienza, quella traduzione ha richiesto un intero anno di lavoro.
Poi, per diversi anni, la cosa sembrò essere finita lì.
Fino a quando non sono stato contattato da una casa editrice per un nuovo lavoro. E da lì in poi non mi sono più fermato.

San Girolamo (1605-6), Caravaggio

A oggi ho tradotto numerosi romanzi, manuali e saggi e, di recente, ho terminato la mia traduzione più prestigiosa (che è in fase di pubblicazione, quindi ancora non ne voglio parlare). Non appena sarà pubblicata vi aggiornerò.

Tuttavia, il mio lavoro come traduttore non si limita alla letteratura.
Ho tradotto anche pratiche automobilistiche (dal tedesco) e i più disparati articoli di riviste per clienti impegnati nella stesura della propria tesi di laurea.
Di recente ho messo online il mio sito dedicato alla traduzione, Tradurre. Perché la carne non è pesce.

Vi potrete trovare l’elenco delle opere che ho tradotto e, col tempo, una serie di articoli che descrivono il lavoro di un traduttore (ma niente spiegoni sulla teoria della traduzione o sulle tecniche di traduzione, non temete).

L’evoluzione del bradipo

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Un tempo c’erano i bradipi, i veri bradipi.
Calcolavano con precisione millimetrica la distanza a cui poggiare il telecomando per non dover allungare il braccio più del necessario. Si costruivano la tana intorno al divano, tutto a portata di mano. Nacque addirittura una scuola di pensiero di interior design adatto allo stile di vita del bradipo: il comodismo.

Così, il bradipo viveva la sua vita adattando a se stesso il mondo che lo circondava. Essere un bradipo era una scelta, una filosofia, uno stile di vita, era Destrezza 50. Il bradipo, consapevole della sua specialità rispetto ai non-bradipi, era orgoglioso della sua scelta, lo faceva sentire superiore. Otteneva la stessa soddisfazione dei non-bradipi senza sforzarsi troppo. Era, indubbiamente, l’esempio meglio riuscito di essere vivente e di risparmio energetico.

Poi venne il virus.

Improvvisamente tutti dovettero restare chiusi nelle loro tane e, per forza di cose, imbradipirsi. Il bradipo, sconcertato da questa novità, non riusciva a capacitarsi del fatto che adesso tutti sarebbero stati come lui, che lui non sarebbe stato più speciale e superiore.
Ed ecco che la natura, la grande macchina che coordina e governa tutto, fece il suo miracolo: il bradipo evolse. Lentamente, un passo alla volta, il bradipo si accostò al suo pc e iniziò a realizzare che esisteva un mondo lontano dal suo divano. All’inizio impacciato e dubbioso, pian piano il bradipo si rese conto che poteva comunicare con gli altri bradipi (che lo erano per scelta o costrizione) e prese confidenza con questa nuova realtà.
Da un giorno all’altro sviluppò straordinarie capacità comunicative, impensabili fino a poco tempo prima. Poteva trasmettere la sua saggezza agli altri bradipi, educare quelli nuovi al bradipismo, consigliando e insegnando. Era di nuovo superiore.
Ma c’era qualcosa che lo continuava a turbare.
Perché mai adesso tutti erano diventati bradipi? Di sicuro c’era qualcosa di strano in tutto questo, qualcosa di poco chiaro. Quindi, il bradipo iniziò a cercare informazioni.
Si accorse di non essere il solo a pensare che ci fosse qualcosa che non andava nel modo in cui si stavano sviluppando le cose. Questo lo rinfrancò non poco. Quindi iniziò a dialogare con chi condivideva la sua stessa sensazione. La cosa ebbe anche un effetto secondario, non trascurabile. Si accorse che in giro c’erano delle splendide bradipe e in lui iniziò a scatenarsi l’ormone.
Era compiaciuto del fatto che le bradipe mostrassero apprezzamento per quello che lui diceva. Notò che più si dimostrava duro e intransigente e più le bradipe (e gli altri bradipi, per quello che valeva) lo apprezzavano. In breve si creò una cerchia di bradipi-seguaci che condividevano tutto ciò che lui scriveva. Era diventato la mente del gruppo. Lui scriveva e gli altri spargevano il verbo.
Tuttavia, si accorse anche che non tutto ciò che scriveva veniva diffuso allo stesso modo. Questo lo deludeva e lo faceva arrabbiare. Quindi si concentrò sulle cose che i bradipi-seguaci condividevano di più. Vide che le condivisioni erano quasi istantanee e si rese conto che si trattava di una condivisione compulsiva. Nemmeno leggevano più ciò che scriveva.
Allora decise di fare un esperimento. Scrisse qualcosa di completamente inventato su un altro bradipo, che non gli piaceva, e lo diede in pasto ai suoi bradipi-seguaci. Funzionò a meraviglia! I bradipi-seguaci lo elogiavano per la sua saggezza e per averci visto chiaro. Tanto, dicevano, lo sapevano tutti che l’altro bradipo era un bradipo poco di buono, ma solo lui aveva avuto il coraggio di dire le cose come stanno. Si sentiva alla grande! Lo chiamavano coraggioso! Gli davano ragione! Lo amavano! Lo adoravano! Soprattutto le bradipe!
La sensazione di potere che provò non aveva precedenti. Con le sue sole parole poteva dominare il cuore degli altri bradipi. Non gli bastava, ne voleva di più.
Continuò la sua opera con grande gioia e soddisfazione, ma non aveva fatto i conti con un problema di cui si accorse molto presto: tra i suoi bradipi-seguaci c’erano alcuni che lo stavano imitando, diffondendo le loro invenzioni autonomamente. Ne fu oltremodo irritato. Il potere gli sfuggiva dalle mani. Se tutti potevano fare come lui, che senso aveva farlo?
Poi venne la noia.
La sua vita recente era stata accompagnata dal suono del successo, dal pling delle notifiche, ma ormai non rabbrividiva più per l’anticipazione di cosa avrebbe significato quel suono. Ormai non aveva più lo stesso valore che aveva avuto all’inizio.
Osservava con crescente indifferenza le reazioni dei suoi bradipi-seguaci, diradando sempre più la sua presenza. C’erano momenti in cui provava disgusto per la piaggeria di cui era oggetto, per l’abietta adorazione che i bradipi-seguaci provavano per lui. Non lo faceva più sentire superiore perché ormai riceveva la stessa cosa da tutti. Li odiava.
Lo irritava anche il fatto di essere diventato distratto. C’erano giorni in cui doveva alzarsi per prendere il telecomando. Una cosa che non gli sarebbe mai accaduta quando era un vero bradipo, non quello che era adesso, comunque lo si volesse chiamare.
Decise che era ora di mettere fine a tutto e scrisse ai suoi bradipi-adepti. Ma, con orrore, ricevette solo insulti in risposta. Accuse di non avere coraggio, di non lottare per i suoi bradipi-seguaci, di essere un traditore dei suoi stessi principi, di essere un servo del sistema. Principi? Sistema? Ma lui non aveva mai parlato di queste cose. Si, aveva inventato storie divertenti su altri bradipi, ma era solo per scherzare. Lo facevano tutti ogni tanto, no? Principi? Sistema? Non riusciva a capire di cosa stessero parlando.

Un giorno gli cadde lo sguardo sul divano e fu sommerso dalla nostalgia per la sua vita precedente. La sua mente fu colma dei ricordi delle giornate passate su quell’isola sicura, quel mondo controllato. Stava bene allora, senza seguaci, ma bene.
Si alzò dalla sedia…

Se non nel cuore

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Alcuni giorni portano mestizia,

altri ricordi […] o mancanze [_].

Ogni cosa cambia,

restando sempre uguale,

tu non sei più tu, eppure lo sei sempre

_sempre lo sarai_

come io t’amerò sempre, qualunque cosa tu dica.

Certe cose ci corrono contro, non si scappa, non c’è scampo, colpiscono,

|mettono radici|

 

Anche da lontano restami vicina,

con la mente, e tienimi nei ricordi

se non nel cuore.

Non serve il tempo a chi s’ama da lungi

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Non serve il tempo a chi s’ama da lungi,
ch’un attimo trascende l’infinito,
non turba ‘l core l’esser discongiunti
non teme il vuoto l’animo compito.

Sul vento arriva il tuo pensiero, giungi
alla mia vita, diventi il mio rito;
quel vento che da sempre ci ha congiunti
soffia nel petto, rendendomi ardito.

Come una luce sconfigge la tenebra
così pensarti illumina il mio volto;
come un secchio ricolmo più non tiene

così riverso all’aria il mio raccolto
di calde sensazioni e dolce e lieve
s’innalza allora un canto che fu morto:

Ed ecco che, risorto,
mi volgo a te e il mondo è senza tempo
senza sostanza, refolo di vento.

Citazione

Gommalacca 18 – I Malicorne — Il Blog di Out

Una nuova collaborazione col Blog di Out. Folk francese, l’avete mai ascoltato? Ecco l’occasione giusta per entrare in questo mondo affascinante con uno dei gruppi iconici del genere.

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Uno dei gruppi più eclettici e geniali della storia della musica, che ha un piede nel folk e uno nella modernità rock: sperimentazioni, voci, psichedelia, questi erano i grandissimi Malicorne di Gabriel Yacoub, che i due Francesco (WM + Francesco Vitellini di Strinature di Saggezza) proveranno a riassumervi. ASCOLTA E SCARICA LA TRASMISSIONE DA QUI […]

via Gommalacca 18 – I Malicorne — Il Blog di Out