Our time has passed

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You came to me one Winter morn.
I won’t forget that day,
the marvel felt, the beat I lost,
that endless dot of time.
I think of it, can’t help but cry,
and tears are running free.
Now that our time has passed and gone,
now that you moved away,
there’s nothing left but memories
of what is yours to keep:
my life, my heart, my very soul,
and every part of me.

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Il Medioevo non è stato un’epoca buia

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Vi sembrerà strano, ma fa veramente male continuare a vedere le persone usare il termine “medioevo” per connotare qualcosa negativamente, per accusare qualcosa o qualcuno di essere arretrato o retrogrado. Fa male perché amo quel periodo storico, da molto tempo ormai. Fa male perché sono un rievocatore e questo mi porta a studiare il Medioevo in profondità, cercando di ricostrurirne aspetti materiali e immateriali nel modo più preciso possibile. Questo richiede tempo, sforzo, frustrazione, passione, ancora altro tempo, prove, errori, altra passione, pazienza e una dose non piccola di amore per quello che fai. Passo ore a cucire (a mano), scucire e ricucire finché il lavoro che sto eseguendo non corrisponde all’iconografia che sto usando come modello.
Fa male perché consumo moltissimo tempo nella ricerca di testi affidabili, scritti da altre persone che si sono dedicate completamente allo studio della storia medievale. Testi difficili da trovare, spesso costosi, nonché difficili da studiare (perché scendere nei dettagli non è facile).
Fa male perché avere in mano uno studio su una bottega di tessuti di fine Trecento mi concede uno sguardo sulla vita di un uomo vissuto nel Medioevo, sul suo lavoro, sulle sue mani, sui suoi desideri, sulla sua vita. E quella vita è esattamente come la nostra di oggi. Aveva le stesse necessità: vestirsi, nutrire se stesso e la sua famiglia, crescere i suoi figli, lasciare loro un’eredità, ecc.
Fa male perché da oltre vent’anni dedico i miei sforzi a conoscere un periodo storico di mille anni (ripeto, MILLE anni) e in tutto questo tempo non ho fatto altro che grattare la superficie di quella che è stata una società vibrante, vivace, colorata, dinamica, creativa. Una società in cui le persone facevano, non parlavano (oggi parlate tutti, ma pochi fanno).
Fa male perché nonostante ormai sia acclarato che di “buio” il Medioevo non aveva proprio nulla la gente continui a pensarla così (è pigrizia mentale mista a quintali di ignoranza e cattiva volontà).
Fa male perché un’epoca storica ricca di progresso viene accostata a una pagliacciata come il convegno di Verona, o all’ignoranza che oggi ha fatto del Parlamento italiano la sua casa (parlo del libro della Fattori, una capra che parla di caccia alle streghe nel Medioevo).

Vi prego, prima di usare la parola “Medioevo” pensateci dieci volte, perché dire “stiamo tornando al medioevo” non è solo una dichiarazione di analfabetismo, ma anche, e soprattutto, la conferma che siete ignoranti come le capre e che non meritate la mia stima o la mia amicizia.

Attimi persi per sempre

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Quanto eri bella nella pioggia di gennaio,
sorridevi nonostante l’acqua.
Un rivolo ti solcava la guancia.
Avrei dato tutto per essere una goccia,
quella goccia.
Per poterti accarezzare dolcemente
cadere a terra
e perdermi.

Amore, non avere

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Dopotutto, che cos’è l’amore?
É forse la paura di morire soli?
O l’ossessione?
Sentirsi soli quando non la vedi?
O l’illusione?
Quante domande, quante non-risposte.
Non so che sia l’amore, quello grande,
solo solo cosa sia l’amore mio.
Amore è nel pensarla, è vivere lontano,
eppure vicino.
Amare è la presenza nei tuoi sogni
stancarsi in lunghe passeggiate mai accadute.
É perdere un respiro quando arriva
e un battito del cuore quando va.
Non è presenza,
né possesso,
né volere;
è sapere che sorride, che è felice
ed esserne felice.
Amare è sapere,
non avere.

Come un’onda muore sulla spiaggia

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Le cicatrici sull’anima bruciano,
burroni di nerezza e delusione,
e Morte marcia con sorriso truce.
Gusta già la sua cruda libagione.

Credevo, stolto, di avere una luce,
speranza di salvezza per un cuore
che non sa più d’amore ma di pece.
Solo uno sciocco preso d’illusione.

Lame roventi aprono il costato,
mani di tenebra strappano tutto
lasciando un vuoto triste e desolato.

É dunque da accettare questo lutto
ché l’amore nutrito era dannato.
Non sopravvive un animo distrutto.

Quando si sveglia un uomo di latta

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Per fare la cosa giusta,
quella che evita gli errori,
manca la volontà.
E il coraggio.
Di strapparmi il cuore dal petto
e metterlo nel posto giusto,
quello che gli appartiene:
nell’umido,
coi vermi.

Storia d’amore di Re Billy il Triste

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All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me.

É il modo in cui sorridi, forse,
o quello sguardo nocciola così intenso.
Occhi dentro gli occhi. Quante volte
incisi a fondo. Non c’era timore,
né amore. Solo dolcezza,
tanta, tantissima e sempre.
Sei un dono. Immeritato.
Una specie di magia.
É il modo in cui mi sento, forse.
O forse solo un sogno.

tic tac, tic tac

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Mondi vuoti, infinitamente,
reclamano il premio.
Consumano i ricordi, giorno
dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno.
E io – vaso rotto –
perdo un po’ di me in ogni istante.
La paura immobilizza,
madre di dubbio e sconsolatezza.
Esploro dimensioni di dolore,
insospettate,
mi perdo in me stesso,
senza guida,
senza mappa né sentiero.
É il prezzo della libertà
– dal sistema.
Di stereotipi si muore.

Sud, Sud, Est

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Ho perso tanto in questa mezza vita,
ma lentamente mi scopro a rinascere.
Divampo d’un incendio senza fine,
e porto fiamme ardenti dentro l’anima.
Senza, però, subirne patimenti,
senza dolore, lacrime o lamenti.
Vivono in me, donandomi tepore,
brillano forti, calde come l’oro.
Quando la mente è persa, senza meta,
trovo conforto in esse, penso a loro,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

La prima nacque in tempi di letizia
– ero un ragazzo, pochi allora gli anni,
non più un infante e un uomo da scoprire –
ha nome d’Emozione, e non ha pari.
Fu Fiammetta nei miei componimenti
scritti col cuore, ma senza talenti.
Mi conquistò il suo tenero candore,
la sua dolcezza, il flebile dolore
della sua assenza, lieve come un petalo.
Ricordo, quando ancora m’addoloro,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

E pur se quella fiamma mai fu elisa,
s’accese in me quel fuoco divampante
che ha nome Amore e visse su quell’isola
che guarda a Scilla da lidi germani.
Oh, quanta gioia avevo in quei frangenti
soltanto nostri, ignari delle genti
che attorno noi correvano per ore.
Fu l’anima gemella, l’alba, il Sole.
L’affetto che ho per essa mi completa.
Con la sua voce, con le sue parole
mi rassereno e l’alma torna quieta.

Pur se la ruota gira e gira e gira,
restano accese le fiamme passate.
Loro sorella, la terza, Stellina,
è nuova vita e viene da lontano.
Mi scosse e devastò gli impedimenti
che avevo costruito nella mente.
Ogni suo gesto ridava calore
allo spirito vinto dal torpore,
ogni suo sguardo apriva un’altra crepa.
Mi dono a lei, senz’altro che passione,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

Io amo questa fiamma, una e trina.
Nessuna fu per me, né mai l’è stata.
Né doveva. Il fuoco che m’ispira
mi avvolge come un caloroso manto.
Non ho mai confessato i sentimenti,
non dissi, non potei fare altrimenti.
Sentivo piano, solo nel mio cuore,
senza spettacolo, senza clamore.
Pensarle è una carezza, come seta
sulla pelle. Pensarle mi consola,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

M’ardono in petto quei volti splendenti,
colmi di vita, e labbra sorridenti,
così piene di grazia e di colore,
voci come rugiada, fresco albore.
Ne sento ancora l’eco questa sera,
reclino il capo, cedo alla memoria,
mi rassereno e l’alma torna quieta.

Le parole giuste

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Facevano bene, fiumi impietosi.
Faceva un gran male.
Lanciava macigni diretti all’anima,
senza errore di misura.
Giorni di eco.
Mi ha reso migliore,
– quasi normale –
ma senza amore, senza affetto.
Non era il cuore che parlava.