Cuore malato

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Vuoi sapere se amare fa soffrire?
Cazzo, Sì! E non sai quant’è crudele.
Sei felice, ma inizi ad’appassire
quando assaggi il veleno dentro al miele.

Perché l’amore è questo. Fa morire
ogni rosa, nutrendola di fiele.
E non c’è scampo, non si può fuggire
perché l’amore è un bastardo fedele.

Se poi aggiungi un cuore deficiente,
come il mio, tanto per fare un esempio,
sei fottuto, fottuto doppiamente.

Ti tenta con dolcezza e poi fa scempio
della tua vita. Non ti lascia niente
a parte il lento trapasso del tempo.

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Mille volte maledetto

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Contemplo la serata che si stanca,
seduto qui da solo con la Luna.
Non c’è nessuno ma nessuno manca.
Ripenso alla mia vita e alla fortuna,

a come m’ha scostato con costanza.
Volubile Signora, tosta e dura,
ogni volta tradisce la speranza,
sempre crudele per propria natura.

Nasce nel buio lungo l’orizzonte,
e nel mio petto sorge il suo sodale,
quella tremenda e tenebrosa fonte

di tristezza che al mondo è senza eguale:
l’amore che con sé non ha che morte,
notte del mondo, fine del mortale.

***

Mi sento mille volte maledetto.
Mille, mille e poi mille volte ancora!
Versatemene uno, ma ristretto,
di quello rosso, gentile signora,
dalla bottiglia con il vino scuro,
ch’io scordi il mondo e ciò che lo colora.
È come il fiele, è come il cianuro.
Prende un ricordo, lo torce e lo uccide,
ch’esso sia bello, brutto, sporco o puro.
Mentre io mi struggo un altro se la ride.
E pur sapendo che è mia la mancanza
non so accettare ciò che ci divide.
Nel cuore c’è una guerra che s’avanza
osare o non osare, gran questione.
Sapere di non essere abbastanza
sembrava già una grande punizione,
e avevo fatto pace con me stesso.
Ora, però, divento una canzone
di cui nessuno può leggere il testo,
che non può rendersi con le parole.
Come un disco che gira sendo fesso,
così ripeto sempre il mio errore:
amare chi non vuole essere amato.
Non so dire perché. Ma sempre duole
e sempre scordo il dolore passato.
È una maledizione la mia vita.
Non vedo più che il volo disperato
di questa mente senza via d’uscita.

Sogni recisi

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Potreste perdonare questo amore,
dolce Signora di lande lontane,
se osassi confessarvi il mio dolore?
So già che le speranze sono vane.

É una condanna atroce avere un cuore
capace solo di un amore immane
ma destinato a non avere albore.
É grande la tristezza che ho nell’anima.

Non ho pensieri che per voi, mia amata,
vivo nel mondo del vostro sorriso.
Voi siete una carezza delicata

su uno spirito stanco e già ferito.
Voi siete una salvezza mai sperata,
uno splendido fiore già reciso.

Desolazioni

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Respiro un’aria di morte e putredine
in un pellegrinaggio senza senso.
Ingoio chiodi di ruggine e fede
e mastico macigni e fiele denso.

Scambio solo distese di salsedine
con un deserto più freddo ed immenso
di vanità fatali e di putredine.
L’odore di cancrena è forte e intenso.

Procedo verso un destino d’oblio.
A nulla vale il richiamo amichevole
o l’ammiccare dell’occhio di un dio.

Lungo e lento è il cammino, e molto greve,
il passo è ineluttabile e non mio.
Sogno la fine, il dolce sonno lieve.

La ruota gira

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Un tempo in questo petto ardeva un fuoco,
è tenero il ricordo del tepore
che mi rendeva ricco anche con poco
e che teneva a freno ogni dolore.

Ma il volgere degli anni ha reso fioco
il lume che splendeva nel mio cuore.
La vita l’ha ridotto a un triste loco,
un antro gelido e senza colore.

Non sono morto al mondo o al sentimento,
no di certo. Ma nulla ha più importanza.
Si sommano gli istanti senza senso.

É come una girandola, una danza
priva di musica e di movimento,
indifferente al fato e alla speranza.

Il senso della vita

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Provate a immaginare quanta gente
insegue sogni folli ed emozioni.
Costruiscono castelli nella mente
e danno vita solo a delusioni.

Patiscono l’amore atrocemente
ma vivono cullandovi illusioni.
E nessuna lezione è sufficiente:
ripeteranno sempre i loro errori.

Una latrina! Ecco cos’è questa.
Un antro immondo, feroce sozzura,
nel quale, a volte, s’apre una finestra.

Da essa v’entra il mondo, la natura,
e tutto ciò che porta vi s’infetta,
facendosi nient’altro che lordura.

Giorni passati

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Chissà se pensi mai ai giorni andati,
a come chiacchieravi della vita,
delle filosofie degli antenati
o della storia scritta e concepita.

Restano, nella mente, giorni amati.
La tua risata bella e divertita,
i discorsi leggeri o disputati,
o quei silenzi. Sembravi rapita.

Ma quei ricordi dovranno morire,
sono pensieri figli d’illusioni,
e non mai destinati a divenire.

Quello che nasce in preda alle emozioni,
fuoco che brucia come mille pire,
trapassa in fretta, come le illusioni.

Malinconie dicembrine XIX

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All’improvviso sento il cuore lasso.
Qui, sulla nave degli innamorati,
non più che un clandestino, io trapasso
tra rimpianti e ricordi cancellati.

Ma quale cuore? Non resta che un sasso
che riempie il vuoto di amori già andati,
quel nero stagno dove tutti passano
per essere compianti e poi scordati.

Non ho mai chiesto nulla al mio destino,
e nulla m’ha donato senza un prezzo.
Per ogni gioia ho perduto un sorriso,

un abbraccio, uno sguardo, una carezza.
Mi guardo e vedo soltanto il mio viso.
L’alma è morta, dispersa nella brezza.

Malinconie dicembrine XVIII

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L’essenza dell’amore è come il vento,
non ha uno scopo ed è senza pudore,
abbraccia tutti e tutti poi dimentica.
É come un ladro, vile e senza onore,

prende ogni cosa, anche il tuo tormento,
e non rimane nulla dentro al cuore.
Non c’è più gioia, non più sentimento,
di nulla in nulla il tempo se ne muore.

Eppure, senza d’essa non respiro,
non più che un guscio vuoto e senza peso.
É grazie a Lei che esisto e sono vivo.

Ho amato mille volte, dato e preso,
e sono mille volte stato privo,
ma, alla fine, con Lei mi sono arreso.

Io

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Io sono ciò che a volte chiami amore,
a volte dio, a volte verità,
a volte un universo senza cuore,
a volte morte, a volte oscurità.

Io sono tutto e nulla, sono orrore
e vuoto, sono vita e sono il caos.
Sono il giorno e la notte, sono errore,
sono l’istante e sono eternità.

Io sono il sacrificio che non vale,
il sogno disperato del dormiente,
sono la fame e la sete che assale.

Io sono il mare, il fiume e la sorgente,
il campo di battaglia e il generale.
Io sono in ogni cosa, eppure niente.